15.5.08

Il metodo Travaglio: chi cojo cojo...

La polemica su Marco Travaglio non accenna a placarsi.
Un interessante articolo pubblicato ieri su Repubblica.it, a firma Giuseppe D'Avanzo, è a mio parere veramente istruttivo sul bailamme mediatico scatenato dalle parole del buon Travaglio.

Il titolo dell'articolo è "Non sempre i fatti sono la realtà", e non posso esimermi dal citarne i passaggi fondamentali.

"Che cos'è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l'apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l'esercizio indispensabile del giornalismo che, "piantato nel mezzo delle libere istituzioni", le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio ("Io racconto solo fatti") si confonde e confonde i suoi lettori."
Secondo D'Avanzo, Marco Travaglio utilizza un "...comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del "vero" e del "falso". Afferra un "fatto" controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell'impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa...".

Ed eccoci alla parte più significativa del lungo articolo: "Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del "metodo Travaglio" e delle "agenzie del risentimento". Di una pratica giornalistica che, con "fatti" ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E' un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo."

E che esempio, aggiungo io! Ecco il fatto, raccontato nei dettagli:
"8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei "cuscini". Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un'ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l'avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio."
Per fortuna Giuseppe D'Avanzo non applica anche a questo "caso" il metodo-Travaglio: "Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo."

Ecco, proprio questo è il punto: la buona fede. La conclusione di D'Avanzo fa riflettere, e andrebbe scolpita a caratteri cubitali in un bel blocco di marmo: anche Travaglio può essere travolto dal "metodo Travaglio".
Andatevi a leggere l'articolo, perchè merita.
(UPDATE) Prime rezioni all'articolo di D'Avanzo. Segnalo questo incredibile articolo su Libero. Incredibile perchè, a leggerlo, ci si chiede se l'autore abbia letto il pezzo di D'Avanzo. Ci meritiamo davvero, in Italia, questo modo di fare (dis)informazione???
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