10.5.10

Perugia in disarmo, tra debiti, sceicchi e cordate

Perugia, 9 agosto 2008, gara di Coppa Italia contro il Lumezzane: io c'ero, in Curva Nord, con la mia maglietta rossa addosso, la sciarpa d'ordinanza ed il bandierone col Grifo a sventolare sopra di me.


Nel pomeriggio, mentre la mia fidanzata rientrava in albergo per godersi la piscina, io ero rimasto inchiodato a Pian di Massiano, vicino allo stadio, ad attendere emozionato come un bambino che la biglietteria aprisse in modo da acquistare i preziosi tagliandi; avevo letto da qualche parte un lungo elenco di bonari sfottò alla signora addetta ai biglietti, e sapevo che sarei potuto restare lì ad aspettare per ore ed ore oltre il previsto orario d'apertura, ma non m'importava: se alzavo lo sguardo vedevo il Curi, se mi guardavo in giro vedevo i colori biancorossi, se allungavo l'orecchio si parlava del Grifo...una pacchia. E poi non ero certo venuto fin dal Piemonte per restarmene in panciolle ai bordi di una piscina, diamine!


Era la prima partita ufficiale del nuovo Perugia targato Leonardo Covarelli; l'ex presidente del Pisa, rilevato il timone societario dai Silvestrini, si era presentato forte di una campagna acquisti sfavillante e di proclami roboanti: quando, a fine partita (una risicata vittoria per 1-0, gol del "Boss" Cutolo), Covarelli era venuto sotto la curva a salutare i tifosi, anche io lo avevo applaudito. Tutti noi si credeva che fosse alle porte un nuovo periodo di splendore per il Perugia, e vivere in prima persona quell'istante, sugli spalti del Renato Curi, fu per me impagabile.


La stagione a conti fatti andò diversamente, con il Perugia costretto ad abbandonare ben presto ogni velleità di promozione per ritrovarsi addirittura a lottare per evitare il baratro della Seconda Divisione, fino a raggiungere l'obiettivo della salvezza in extremis: una delusione cocente. Quest'anno, ahimè, la storia si è ripetuta: leoni ad agosto, pecore in primavera; l'inserimento nel Girone A della Lega Pro era stato salutato da (quasi) tutti come una grande opportunità per il Grifo, che lontano dai bollenti campi del sud avrebbe dovuto potersi giocare la promozione in Serie B con maggiori possibilità di successo. Le quattro pere prese tra Varese (Varese-Perugia 2-0) e Busto Arsizio (Pro Patria-Perugia 2-0), alla prima ed alla terza giornata di campionato, mi avevano visto trepidante osservatore sugli spalti del Franco Ossola e del Carlo Speroni e mi avevano fatto dubitare, già al "pronti, via", delle effettive possibilità di promozione della mia squadra.

Il resto del campionato è andato anche peggio.
Covarelli a quanto pare ha più debiti che capelli, i giocatori non vedono gli stipendi da mesi, siamo stati penalizzati di 2 punti in classifica a causa di alcuni ritardi nei pagamenti, ci hanno tagliato il gas e (si dice) anche le linee telefoniche. Il futuro del Grifo è appeso ad un filo che si chiama cessione della società, con la cordata di Ermanno Pieroni da una parte e la cordata rappresentata da Ermini dall'altra (in questo caso, pare ci sia di mezzo anche uno sceicco arabo). Nel frattempo è un fiorire di istanze di fallimento per il buon Covarelli, con Pomponi a raccogliere il testimone da Lo Sole.

Se il futuro del Perugia, quest'anno più che mai, verrà deciso fuori da terreno di gioco, sul campo nonostante la salvezza raggiunta senza patemi abbiamo assistito ad uno scempio che pugnala al cuore ogni vero tifoso del Grifo. Ecco l'impressionante tabellino di marcia degli uomini in maglia biancorossa:

Perugia-Cremonese 4-0
Pergocrema-Perugia 1-1
Perugia-Novara 0-2
Perugia-Lumezzane 0-2
Arezzo-Perugia 1-1
Perugia-Sorrento 0-1
Lecco-Perugia 1-0
Perugia-Benevento 1-2
Paganese-Perugia 2-0
Perugia-Foligno 0-2


Dopo la rutilante ma illusoria vittoria contro la Cremonese sono arrivati la miseria di 2 punti, 1 dei quali arrivato sul campo dell'Arezzo, e 5 sconfitte interne consecutive; siamo anche riusciti nell'impresa di salvare il Foligno dall'incubo Play-Out. Un vergognoso crollo verticale che potrebbe essere ricordato come l'ultimo sussulto della deficitaria gestione Covarelli, o come l'ultimo respiro del Perugia tra i professionisti. Quella sera di due anni fa, contro il Lumezzane in Coppa Italia, nessuno dei presenti avrebbe potuto immaginarlo.
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