6.3.06

Noi vogliamo ricordarti così, vecchio monaco


La prima volta che Sempavor smise di credere in Dio fu per...troppa cultura.

I filosofi che Eccelsa l'aveva costretto a studiare l'avevan convinto, dopo una dura lotta, ad abbandonare la fede. Improvvisamente egli scopriva di essere un animale razionale, e la novità del concetto lo ubriacò a tal punto che cominciò a pensare di non aver bisogno di una religione, di un Dio, di una comunità e dei suoi riti.

Rimase convinto di ciò per 7 lunghi minuti.

Un bel giorno, senza preavviso, un filosofo di nome Arturo e di cognome Schopenhauer gli spalancò le porte di un mondo splendido: era un mondo che non aveva bisogno di alcun Dio, un mondo in cui ogni scintilla di vita scorreva indefinitamente, reincarnazione dopo reincarnazione, vita dopo vita, morte dopo morte dopo morte...
Come una placida onda una saggezza diversa arrivò a sommergerlo, e il fascino peccaminoso del samsaara (non chiedetemi cosa sia, che tanto io non l'ho mai capito) lo convinse ad abbracciare una sua personalissima versione di quello stile di vita vecchio quanto il mondo. Fu così che Sempavor accettò con gioia la prospettiva di morire per poi rinascere, in una catena ininterrotta di esistenze che a quanto pare sarebbero seguite l'una all'altra.

La seconda volta che Sempavor smise di credere in Dio fu per rabbia. Avvenne quell'anno che gli aprirono in due la testa, e la rabbia fu causata sia dalla sfacciataggine del destino, sia dalla folgorante constatazione che, visto che era tanto arrabbiato, in quel Dio abbandonato anni prima lui forse ci credeva ancora.


Non avertene a male, uomo razionale; noi ti ricorderemo sempre così, d'arancione vestito, nel tuo travestimento migliore e più colorato.


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