18.9.06

Bar sport

Ieri sera si discuteva di calcio.
Si parlava dei fuoriclasse; a mio parere, il fuoriclasse è quel giocatore capace di dare un valore aggiunto alla propria squadra, senza togliere nulla dal punto di vista tattico. Praticamente, un giocatore il cui schieramento in campo non ha controindicazioni, solo aspetti positivi.

Il classico e mitologico campione in grado di fare davvero la differenza.

Se io giocassi a pallone, e fossi abbastanza bravo da poter essere definito un "fuoriclasse", vorrei trovarmi nella condizione di dare il maggior apporto possibile ai compagni, senza causare loro problemi di nessun tipo. Vorrei scendere in campo senza pensare che la mia presenza possa avere anche il minimo aspetto negativo; chessò, lo sbilanciamento della squadra, il costringere l'allenatore a lasciare in panchina un altro giocatore, la necessità di giocare solo in un modo.
Vorrei soltando dare, senza togliere nulla.
So che è difficile. So che non è possibile essere perfetti in ogni circostanza.
So che a volte è necessario accontentarsi di dare 10, e togliere 2 (o 3, 4, 5...).
So però che sarebbe difficile, per me, sentirmi davvero un fuoriclasse, in una situazione del genere. Dico questo perchè vorrei fortissimamente dare il meglio di me, sicuro che nessun altro giocatore potrebbe superare questo mio dare.
Forse non sono fatto per giocare a pallone, forse non son capace di accettare compromessi.

Forse invece, se fossi un fuoriclasse del pallone, dovrei imparare a dare il giusto peso alle cose belle, e alle cose brutte, imparando a pensare che con la volontà e il coraggio anche una squadra non perfetta potrebbe, un bel giorno, vincere uno splendido scudetto.
Perchè se è vero che di coperte lunghe abbastanza, a questo mondo, ce ne sono ben poche, è altrettanto vero che anche le coperte corte, ma calde e soffici, sono rare.

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