2.5.15

Forze del disordine

Che differenza passa tra i manifestanti pacifici che ieri a Milano hanno manifestato per esprimere il proprio dissenso nei confronti di EXPO Milano 2015, e quegli esponenti delle forze dell'ordine che col loro comportamento irreprensibile onorano la divisa che portano? Nessuna.

Genova, G8 2001, scuola Diaz. La Corte di Strasburgo a distanza di anni ha condannato l'Italia perchè "alla scuola Diaz fu tortura". Eppure tra le forze dell'ordine c'è chi gira puntualmente la testa dall'altra parte, facendo finta di non vedere / non sapere, e chi addirittura manifesta apertamente il proprio orgoglio per aver preso parte ad un massacro che ci ha coperti di vergogna in Europa. Proprio da chi avrebbe tutto l'interesse a prendere le distanze dai violenti che disonorano la divisa giunge solo silenzio, quando non addirittura approvazione.

Milano, manifestazione "no expo", 2015. Una città violentata dai Black Block mentre il signor ministro dell'interno si bea per "avere evitato il peggio", e mentre i manifestanti pacifici (la stragrande maggioranza) pare non essersi nemmeno accorta delle auto in fiamme, delle vetrine sfondate, dei compagni di corteo che improvvisamente celano il volto con maschere e cappucci ed iniziano la guerriglia. Proprio da chi avrebbe tutto l'interesse a prendere le distanze dai violenti che mettono in cattiva luce le ragioni della protesta giunge solo silenzio, quando non addirittura approvazione.

Forze dell'ordine che di fronte alla Milano bruciata giustificano - col loro silenzio - le torture della Diaz; manifestanti pacifici che di fronte alle torture della Diaz giustificano - col loro silenzio - la Milano bruciata. Pari e patta, insomma, un male equivale l'altro ed entrambi sommandosi si cancellano, senza che ci sia il bisogno di dire che no, tutto questo non va bene. Ma questa è l'Italia peggiore, l'Italia in divisa che si arrende, l'Italia dei manifestanti che si arrendono, l'Italia che non ammette le proprie colpe, l'Italia delle forze del disordine. Con e senza divisa.

Senza parole.
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