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2.5.15

Forze del disordine

Che differenza passa tra i manifestanti pacifici che ieri a Milano hanno manifestato per esprimere il proprio dissenso nei confronti di EXPO Milano 2015, e quegli esponenti delle forze dell'ordine che col loro comportamento irreprensibile onorano la divisa che portano? Nessuna.

Genova, G8 2001, scuola Diaz. La Corte di Strasburgo a distanza di anni ha condannato l'Italia perchè "alla scuola Diaz fu tortura". Eppure tra le forze dell'ordine c'è chi gira puntualmente la testa dall'altra parte, facendo finta di non vedere / non sapere, e chi addirittura manifesta apertamente il proprio orgoglio per aver preso parte ad un massacro che ci ha coperti di vergogna in Europa. Proprio da chi avrebbe tutto l'interesse a prendere le distanze dai violenti che disonorano la divisa giunge solo silenzio, quando non addirittura approvazione.

Milano, manifestazione "no expo", 2015. Una città violentata dai Black Block mentre il signor ministro dell'interno si bea per "avere evitato il peggio", e mentre i manifestanti pacifici (la stragrande maggioranza) pare non essersi nemmeno accorta delle auto in fiamme, delle vetrine sfondate, dei compagni di corteo che improvvisamente celano il volto con maschere e cappucci ed iniziano la guerriglia. Proprio da chi avrebbe tutto l'interesse a prendere le distanze dai violenti che mettono in cattiva luce le ragioni della protesta giunge solo silenzio, quando non addirittura approvazione.

Forze dell'ordine che di fronte alla Milano bruciata giustificano - col loro silenzio - le torture della Diaz; manifestanti pacifici che di fronte alle torture della Diaz giustificano - col loro silenzio - la Milano bruciata. Pari e patta, insomma, un male equivale l'altro ed entrambi sommandosi si cancellano, senza che ci sia il bisogno di dire che no, tutto questo non va bene. Ma questa è l'Italia peggiore, l'Italia in divisa che si arrende, l'Italia dei manifestanti che si arrendono, l'Italia che non ammette le proprie colpe, l'Italia delle forze del disordine. Con e senza divisa.

Senza parole.

22.4.15

...e poi dice che gli italiani non amano Kickstarter

E poi dice che gli italiani non amano Kickstarter.

Prendiamo ad esempio i videogiochi: poniamo il caso che qualcuno con una certa esperienza alle spalle (Obsidian Entertainment) decida di buttarsi in una bella campagna per realizzare un CRPG di quelli d'una volta (Pillars of Eternity); pretendi forse tu che il videogiocatore anziano in crisi d'astinenza da Baldur's Gate non decida di fare propria la versione scatolata ed autografata della Collector's Edition (anche solo per la gioia di provocare un po' di sana tendinite ai vari Chris Avellone e Josh Sawyer, costretti ad apporre autografi sulle scatole del gioco come in catena di montaggio)?

Ecco, non lo pretendi. Però c'è un però: il malloppone devono poi spedirtelo. In Italia. Tipo che il pacco parte probabilmente dagli USA, o direttamente da Eora che è uguale, passa dall'Olanda senza colpo ferire, arriva nel Bel Paese e...e chi entra in scena una volta giunti dalle nostre parti? Dai che lo sai: entrano in scena Poste Italiane e SDA! Ed è peggio del 15° livello dell'Eterno Cammino di Od Nua. Per due giorni di fila il furgoncino pare sia passato da casa tua, ma senza lasciare lo straccio di un avviso di passaggio (che è troppa fatica). Una mattina provi a chiamare l'assistenza SDA, e all'alba delle 9:10 una vocina registrata ti ricorda che "i nostri operatori sono disponibili dalle 8:30...".

Quando finalmente riesci a trovare il numero di telefono della filiale a te più vicina, che sarebbe poi quella di Novara, ti dicono di non preoccuparti perchè l'indomani potrai andare a ritirare il tuo pacco in fermo deposito nel centro di smistamento di Verbania. Peccato che l'indomani mattina vai al centro di smistamento di Verbania dove ti comunicano che, come per magia, il tuo pacco è tornato a Novara. Roba che tu nel frattempo hai già aggiunto ulteriori 20 anni di Inferno a quelli già accumulati nel corso della tua gloriosa carriera di bardo blasfemo. La tua anima ormai è dannata, ma per fortuna parrebbe che nel pomeriggio il pacco tornerà all'ovile, e tu potrai finalmente ritirarlo.

Nel pomeriggio si compie il miracolo: il pacco stavolta c'è. Peccato solo che sia palesemente aperto su uno dei lati corti, tipo che lo scatolone della tua Collector's Edition firmata fa capolino dallo squarcio. Chiedi all'impiegata SDA un taglierino per aprire del tutto il pacco e verificarne il contenuto, ma lei ti dice che "non posso farle aprire il pacco qui in magazzino, perchè se poi manca qualcosa o qualcosa è danneggiato ci andiamo di mezzo noi". Eh? E chi cazzo ci deve andare di mezzo? Il [xxx xxx xxx]?!?! Alla fine le estorci la possibilità di firmare "con riserva di controllo", solo perchè non vedi l'ora di levarti dalle palle e non dover avere più nulla a che fare con costoro.

E così hai vissuto una bella odissea gentilmente offerta da Poste Italiane e SDA. Dice: la prossima volta invece della versione scatolata scegli la versione digitale, che almeno non c'è nessun pacco da spedire. Rileggi ad alta voce: la versione digitale? In Italia??? Con le linee disastrate che abbiamo? Dice che gli italiani non amano Kickstarter. Sarà che l'Italia è gelosa.

Questa si che è una Collector's Edition come si deve.

6.3.15

Politica e genitori incapaci alla crociata contro i videogiochi

Eravate felici che il forte vento di questi ultimi giorni si fosse finalmente placato? Vi stavate godendo il primo tepore di marzo? Se oltre ad essere amanti del clima mite siete anche appassionati di videogiochi un bell'articolo pubblicato su Gamesvillage.it a firma di Claudio Todeschini vi rovinerà questo magic moment. Dopotutto, siamo in Italia...mica in un Paese normale.

In soldoni: alla Camera dei Deputati, presso la VII Commissione Cultura, la dottoressa Angela Nava Mambretti (Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti dell'AGCOM) ha tenuto un'audizione formale "sulla circolazione e sull’utilizzo da parte dei minori di videogiochi implicanti scene di violenza". Qualora gradiste la versione estesa di tutti gli errori e le imprecisioni che hanno caratterizzato tale audizione formale, potete correre (correte, mi raccomando!) a guardare il video; qualora invece preferiate un'esaustivo riassunto, leggete l'articolo citato in precedenza.

In sostanza: siamo alle solite, in questo Paese senza più speranze. La politica sfrutta le emozioni del popolo bue (nel caso specifico, i genitori incapaci, lassisti ed ignoranti che costituiscono a quanto pare una buona percentuale del gruppone relativo, vista la quantità di minori ai quali viene evidentemente permesso di giocare con videogiochi ultraviolenti) per i suoi fini. Poco importa che stavolta ci vadano di mezzo i videogiochi, poco importa che - come al solito - nessuno dimostri di capire un'H di ciò che ci si appresta a distruggere. Siamo in Italia. Questa è l'Italia, signori, il Paese che avrebbe dovuto "cambiare verso".

Un Paese di individui che si riproducono - sempre meno, e verrebbe da aggiungere "per fortuna!" - senza essere minimamente in grado di educare i propri figli; un Paese di gente che continua imperterrita a pontificare su argomenti che non conosce, un Paese nel quale le poltrone per i politici continuano a moltiplicarsi (dai! Inventiamo qualche nuova carica!), mentre i posti di lavoro per i poveri cristi continuano a scomparire. Un Paese, diavolosanto, che ad ogni nuovo capitolo di Grand Theft Auto che arriva sul mercato torna alla carica contro i videogiochi violenti e diseducativi, tanto che Rockstar Games potrebbe pure chiudere il suo reparto marketing ed affidare la promozione dei suoi giochi a noialtri cialtroni.

Un Paese dove, per andare a tenere audizioni formali alla Camera dei Deputati, andiamo a cercare informazioni su Wikipedia, e ancora abbiamo il coraggio di aprire la bocca per parlare. Intanto le poltrone si moltiplicano, mentre per noi popolo bue non cambia nulla, mentre noi popolo bue non ci accorgiamo di nulla. E dire che basterebbe aprire gli occhi per un attimo, per avere chiaro e tondo un quadro della situazione passata, presente e futura del nostro povero Paese, quadro riassumibile nell'unico slogan che, ieri come oggi come domani, non suonerebbe ridicolo se applicato all'Italia: L'ITAGLIA NON CAMBIA VERSO. Mai. Bene così.

Evviva, sempre più in basso.

28.4.14

Burlesquoni e i giochini coi tedeschi

Si avvicinano le elezioni europee, e Burlesquoni se n'è uscito con un'altra delle sue: "i tedeschi, per loro, i campi di concentramento non sono mai esistiti", ha detto il nostro a Milano, nel corso della conferenza stampa per la presentazione dei candidati del Popolo delle Lib...ehm...di Forza Italia. Apriti cielo e, come sempre, Burlesquoni dopo aver tirato il sasso ha nascosto la manina: il trambusto sulla frase incriminata sarebbe soltanto l'ennesima speculazione della sinistra. Se lo dice lui.

La realtà, credo, è ben diversa: facciamo due più due insieme, vediamo se i conti tornano o se sono io ad essere prevenuto. Si avvicinano le elezioni europee, dicevo. Domanda: di questi tempi chi sono i cattivi, i nemici dell'Italia, i prepotenti che pretendono di comandare a casa di altri? Risposta: ovviamente sono i tedeschi, capeggiati guardacaso dalla "culona inchiavabile" (altra pregevole citazione del nostro).

Ecco dunque che l'infelice uscita circa i teutonici che negherebbero l'esistenza dei campi di concentramento altro non era che un amo prodotto apposta per quei pesci che il Burlesquoni ha intenzione di pescare, in vista della prossima tornata elettorale: quegli elettori incazzati, un po' ingenuotti, che dopo essersi trovati con le pezze al culo e senza un euro in tasca appena sentono la parola "Germania" si fanno venire la bava alla bocca.

Burlesquoni fa i giochini coi tedeschi, insomma, e forse oggi come oggi l'elettorato di centrodestra non si merita di meglio.

Burlesquoni fa i giochini.

7.4.14

Truffe PostePay: il silenzio assordante di Poste Italiane

A chi sia rimasto vittima di una truffa telematica sulla propria carta prepagata PostePay, eventualità peraltro nemmeno troppo rara se ci si prende la briga di fare una veloce ricerca in rete, quel che provoca più impressione è il silenzio assordante di Poste Italiane.

La mia disavventura, per dire, ormai si protrae da gennaio 2013, quando denunciavo ai carabinieri la truffa e inoltravo reclamo alle Poste Italiane: da allora è stato un continuo sbattere la faccia contro l'incompetenza, la disorganizzazione, il pressapochismo di Poste Italiane, incapaci non solo di evadere in tempi normali una semplice pratica di rimborso, ma anche totalmente inette nel patetico tentativo di offrire al cliente truffato una benchè minima forma di supporto.

Telefoni al numero verde 803.160? L'unica risposta che ottieni è "sollecitiamo". Inserisci una richiesta di informazioni nell'apposito form online? Nessuno ti risponde. Inoltri un reclamo perchè ti hanno detto che così facendo Poste Italiane è obbligata a risponderti? Ancora silenzio. Assordante. Italiano. E dei tuoi soldi neanche l'ombra.

Chiudessero, fallissero. Si eviterebbero ulteriori figure da cioccolatai.

31.3.14

Con Telecom Italia mi veniva da piangere, con Vodafone mi scappa da ridere

Fortificato dall'esperienza per cuori forti avuta (anzi, subita) con Telecom Italia, pensavo che nessun gestore della mitica combo telefono fisso + ADSL potesse farmi soffrire quanto lei: mi sbagliavo. Se con Telecom Italia infatti mi veniva da piangere, con Vodafone mi scappa da ridere: velocità di download che spesso e volentieri si attesta sotto la triste soglia di 1 Mbps, e portabilità del mio numero di telefono fisso che, per ora, si è risolta con il cordless di casa tristemente muto.

Segnalazioni che non risolvono niente, call center che tentano di truffarti facendoti sottoscrivere doppi e/o tripli contratti tirando in ballo pure Telecom Italia, segnalazioni che sarebbero state inserite nella maniera sbagliata e che vengono reinserite a sistema nella maniera giusta dopo 12 lunghi giorni durante i quali nessuno si sarebbe accorto di nulla, form di inserimento dati che non funzionano, PIN necessari ma che nessuno si è degnato di farmi avere, sms di richiesta contatto ai quali non risponde anima viva, assistenza clienti che non sapendo cosa dire continua imperterrita a posticipare la possibile soluzione dei problemi: come direbbe il grande allenatore della Juventus, Antonio Conte, pare proprio di essere di fronte ad una situazione agghiacciante.

Ammetto la mia ignoranza in materia, e magari le cose stanno proprio così, ma visto che sono felice cliente Vodafone Mobile praticamente da sempre, viene quasi da pensare che chi effettivamente si occupa del telefono fisso e dell'ADSL sia un'altra compagnia, un'altra Vodafone che nulla ha a che fare con quella Vodafone che, con competenza e disponibilità, si occupa del mobile. Chi lo sa, magari le cose stanno proprio così: averlo saputo prima, mi sarei risparmiato tutte le amare risate di questi ultimi, sgangherati giorni.

ADSL e telefono fisso con Vodafone: disastro annunciato?

29.3.14

Te lo do io il digital divide

Ti accorgi quanto faccia male il digital divide solo quando ci sbatti addosso in pieno la faccia: viviamo infatti in un Paese nel quale o hai la fortuna di vivere in una grande città, servito e riverito da una moltitudine di provider desiderosi di fornirti la migliore banda larga che tu abbia mai assaporato, oppure ti attacchi. Di solito, in un modo o nell'altro, ti attacchi a Telecom Italia (e sono cazzi).

Eh già, le alternative sono facili a enumerarsi: se la tua zona è coperta al massimo dalla 7 Mbps o comunque non riscuote il famelico interesse dei gestori, puoi scegliere tra arrenderti al pessimo servizio clienti di Telecom Italia (che, se ti lamenti, ti suggerisce ridendo di rivolgerti ad un avvocato oppure ad un'associazione dei consumatori...), oppure salutare la suddetta e rivolgerti ad un altro operatore (Vodafone, nel mio caso), che altro non fa se non affittare l'armamentario proprio da Telecom Italia, con risultati spesso scoraggianti (velocità di download oscena durante le ore di punta, attese, ritardi ed un'infinità di problemi durante la transizione da Telecom Italia al nuovo operatore, eccetera...).

Ci sarebbe in verità almeno una terza alternativa, si chiama Eolo ma al momento secondo il mio modestissimo parere la sua offerta è ancora un filo troppo costosa per invogliare l'ignorante medio (io, ad esempio), fuoriuscito da Telecom Italia, a prenderla in considerazione: a meno di non accontentarsi di un tot di GB mensili a banda piena, prima di rallentare, Eolo Power 8/500 per esempio viene via a 39,90€ + IVA al mese, e senza telefono fisso. Viene a mancare insomma l'unica rete di sicurezza che il consumatore si trova ad avere nel passaggio da un operatore all'altro: non sai se con il nuovo operatore avrai una linea migliore, ma almeno sai che andrai a spendere meno.

Rete di sicurezza o no, è proprio quando decidi di averne abbastanza di Telecom Italia e di passare ad un altro gestore che comprendi come mai Telecom Italia si possa permettere di trattare il cliente in maniera pessima, e realizzi quanto sia davvero drammatico il problema del digital divide in Italia: in tante, troppe zone del nostro Paese abbandonare Telecom Italia e passare ad un altro operatore significa infatti ritrovarsi con una connessione peggiore di quella che hai lasciato, e solo se ti ha detto bene. Perchè se ti ha detto male scopri che con il nuovo operatore hai una ADSL che viaggia appena sopra il penoso limite garantito da contratto, e allora ti accontenti oppure ti rivolgi altrove...e paghi la penale.

La verità? Personalmente preferisco continuare a sbattere la faccia contro il muro del digital divide, piuttosto che avere nuovamente a che fare con Telecom Italia. Solo che fa male toccare con mano in che stato sia questa povera, derelitta Italia.

Poveri noi.

20.3.14

L'inesistente servizio clienti di Poste Italiane

Chi è rimasto vittima di una truffa telematica con la propria carta di credito prepagata PostePay sa che, nonostante la perdita di denaro, l'incazzatura ed il disagio, il peggio deve ancora venire: avere a che fare con il (dis)servizio clienti di Poste Italiane è un incubo dal quale pare essere impossibile uscire. E, ribadisco, parlo con cognizione di causa.

Piccolo riassunto, con la premessa che non si tratta di fantascienza ma di amara, italica realtà: a gennaio 2013 denunciavo ai carabinieri un movimento sospetto sulla mia prepagata PostePay e contemporaneamente inviavo reclamo a Poste Italiane, che nel maggio dello stesso anno mi informava tramite lettera dell'accoglimento della mia domanda di rimborso. Poi cadeva il silenzio, e del mio rimborso nemmeno l'ombra...

Da ottobre 2013 ad oggi (per i più distratti, marzo 2014) contattavo regolarmente Poste Italiane per avere informazioni circa il mio rimborso, sia tramite telefonata al numero verde 803.160, sia tramite compilazione dell'apposito form online disponibile sul sito di Poste Italiane. Se nel primo caso ricevevo costantemente la risposta: "sollecitiamo una verifica", tramite sito - nonostante le numerose richieste inserite - non c'era verso di ottenere lo straccio di una risposta, tanto che mi viene da chiedermi che senso abbia mantenere tale servizio se poi non si è in grado di gestirlo.

C'è un'altra domanda che mi frulla in testa: a parte evitare tutti i prodotti di Poste Italiane come la peste bubbonica, cosa deve fare un consumatore che abbia subito una truffa sulla propria carta di credito prepagata PostePay, che abbia disconosciuto tale operazione tramite regolare denuncia ai carabinieri e reclamo a Poste Italiane, per ottenere da Poste Italiane un rimborso prima di morire? Cosa? Qualcuno ha la risposta?

Ecco un logo che ritengo più realistico.

19.2.14

Svelato il "foglio XL" di Alfano


Svelato - finalmente - il "foglio XL" di Alfano (vedi foto).

Renzi smacchia Grillo in diretta streaming

La "sua" rete, potenza dei sondaggi, gli aveva chiesto di andare a parlare con Matteo Renzi nel corso delle consultazioni in vista della formazione del prossimo governo, e Beppe Grillo ci è andato...ma a modo suo: il comico genovese, che ormai pare afflitto da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), nel corso dell'incontro (in diretta streaming) ha costretto al silenzio il suo interlocutore, dando vita ad un imbarazzante monologo/teatrino/campagna elettorale/numero da cabaret durante il quale l'auspicato confronto non c'è proprio stato.

Si trattasse solo dell'ennesima prova dell'arroganza e della prepotenza di Grillo, non ci sarebbe alcuna novità; oggi, però, abbiamo assistito a ben altro: il leader del MoVimento 5 Stelle ha sconfessato (in diretta streaming) la linea dettata dal proprio elettorato, che con il sondaggio di cui sopra gli aveva chiesto di partecipare a queste consultazioni. L'impressione è che Grillo avesse troppa paura di quanto Renzi avrebbe potuto dirgli, e che si sia comportato di conseguenza: aggredire verbalmente il proprio interlocutore rifiutando totalmente il dialogo era l'unico modo per evitare un reale - ed inclemente, mi sa - confronto.

In un colpo solo, dunque, Renzi ha smacchiato tre volte Grillo: l'ha smacchiato una volta proprio perchè Grillo ha interpretato questo incontro nella maniera opposta rispetto a quanto gli aveva indicato la "sua" rete; l'ha smacchiato una seconda volta perchè, di fatto, Renzi ha ownato Grillo senza nemmeno dire una parola; e l'ha smacchiato una terza volta perchè, nonostante tutto, la miglior battuta sentita durante il vergognoso teatrino è stata proprio quella di Renzi che, novello esorcista, rivolto a Grillo gli dice "esci da questo blog" (applausi).

Renzi smacchia Grillo, in diretta streaming. E la cosa buffa è che i grillini saranno convinti del contrario...

Sembra dire: "Beppe, per favore, urla di più: non ti sento..."

11.1.14

Truffe PostePay e reclami Telecom Italia: mettetevi comodi...

Siete finiti nel girone dantesco di una truffa che coinvolge la vostra carta prepagata PostePay o un reclamo al solerte servizio di assistenza di Telecom Italia? Mettetevi comodi...

Scoprire un furto telematico sulla propria PostePay è facile, lo è un po' meno recuperare il proprio denaro - e lo dico con cognizione di causa: il 17 gennaio 2013 denunciavo ai carabinieri una truffa, a maggio dello stesso anno le Poste Italiane si degnavano finalmente di confermarmi che sarei stato rimborsato. Il 13 dicembre inviavo una email per chiedere se vi fossero aggiornamenti, perchè io di rimborsi ancora non ne avevo mica visti, ed alcuni giorni dopo venivo contattato telefonicamente da una persona che sosteneva avrebbe chiesto all'ufficio competente una verifica sulla spedizione dell'assegno a me destinato, assegno che dopo tale verifica mi sarebbe stato rispedito (spero non tramite Poste Italiane, hanno un servizio pessimo...). Ho come l'impressione che tornerò ancora sull'argomento, perchè a distanza di quasi un anno Poste Italiane non mi ha ancora restituito il maltolto.

Mettetevi comodi e non abbiate alcuna fretta anche se avete dovuto fare un reclamo a Telecom Italia: anche in questo caso so per esperienza personale di cosa parlo. Tra router terze parti che improvvisamente smettono di funzionare solo a casa mia, tecnici che non sanno che pesci prendere e che ti addebitano una trentina di euro tanto per gradire (e senza dare risposte!!!), modem Ultra Internet da 99 € che si guastano dopo nemmeno due mesi e negozi TIM che avrebbero dovuto sostituirti il prodotto difettoso entro 15 giorni ma che ormai sembrano essere spariti dalla faccia della Terra - nemmeno rispondono al telefono - da 1 mese ed 1 giorno, credevo di averle viste tutte. L'operatore al 187 mi aveva suggerito di inviare un fax (...si, un fax) con un reclamo, e che sarei stato contattato entro 3 giorni: ora, io il fax l'ho inviato il 7 gennaio, ma oltre ad una email e ad un sms di rito ancora non ho avuto alcun riscontro.

Insomma, mettetevi comodi e godetevi il (dis)servizio clienti di Poste Italiane e di Telecom Italia: appuntamento alle prossime puntate.

I porci comodi.

1.1.14

Aumentano ancora i pedaggi delle Autostrade: Buon 2014!

Autostrade per l'Italia, ma non per gli italiani: da oggi, 1° gennaio 2014, aumentano ancora una volta i pedaggi delle Autostrade: l'aumento medio sarà circa del 3,9 % ed è stato approvato con decreti dei ministri Maurizio Lupi e Fabrizio Saccomanni; in una nota il Ministero delle Infrastrutture comunica che "incrementi lievemente superiori alla media sono stati comunque riconosciuti a quei concessionari impegnati nella realizzazione di opere di rilevante interesse per lo sviluppo del Paese".

Sarò un coglione fatto e finito, ma sono convinto che la vera "opera di rilevante interesse per lo sviluppo del Paese" sarebbe stata evitare di aumentare ancora tariffe che, nella maggior parte dei casi, erano già vergognose: aumentarle ancora, invece, significa impedire ad una fetta sempre più grande di utenti di entrare in autostrada, significa costringere sempre più gente a muoversi per vie alternative. E' così che si aiuta la ripresa del Paese? E' rendendo sempre più oneroso il semplice spostarsi che si esce dalla crisi?

Per quel che mi riguarda le autostrade italiane - e queste nuove fantomatiche opere di rilevante interesse per lo sviluppo di 'sta fungia - possono anche restarsene vuote, inutilizzate e marcire: ormai da anni, ovvero da quando un gennaio mi sono ritrovato a percorrere un tratto completamente ghiacciato dopo che mi ero visto aumentare - ancora una volta - il pedaggio, evito di prendere l'autostrada se non in casi di estrema necessità. Non posso che sperare che altri, durante questo 2014 che inizia proprio bene, imitino l'esempio. Buon 2014!

Autostrade per l'Italia, ma non per gli italiani.

31.12.13

Il 2013 che finisce dimostra che Charles Darwin aveva torto

Charles Darwin aveva torto: il 2013 che finisce lo dimostra inequivocabilmente.

A guardare quanto accaduto nel corso dell'ultimo anno, infatti, non appare plausibile la teoria secondo la quale l'evoluzione delle specie sarebbe determinata da una selezione naturale di quegli individui che presentino caratteristiche ottimali per la sopravvivenza. Insomma, il mondo a me non sembra mica popolato da esseri baciati in fronte da Madre Natura, tutt'altro: non sono però le piccolezze dei grandi uomini a balzare all'occhio, perchè ormai a brutture simili siamo fin troppo abituati (...bell'evoluzione, l'assuefazione); sono le piccolezze dei piccoli uomini, degli uomini che purtroppo incontriamo tutti i giorni, a salire tristemente alla ribalta.

Sono le piccolezze di quegli anziani incarogniti che nel corso della loro lunga vita incredibilmente non hanno capito un beneamato cazzo del mondo, eppure sono convinti di essere gli unici a sapere da che parte gira il fumo; sono le piccolezze di quelle persone spavalde che, una volta salite su un'automobile, si convincono di essere le uniche padrone della strada; sono le piccolezze dei rissosi senza vergogna che, di fronte a qualcuno che la pensa diversamente da loro, credono che l'unica opzione di dialogo consista nell'insulto e nella minaccia di morte; sono le piccolezze di un intero Paese che affonda fottendosene di affondare, che va in pezzi e si preoccupa di arraffare i cocci, che ruba estorce inquina muore fallisce e finge di non accorgersene.

Gli ottimisti guardano al 2013 che finisce, ed ancora blaterano di evoluzione: beati loro. Buon 2014 a tutti, magari quest'anno arriva davvero un meteorite e sistema tutto alla faccia di Darwin, degli anziani, degli automobilisti, dei leoni da tastiera e dell'Italietta. Soprattutto dell'Italietta.

Buon 2014, umanità.

28.12.13

Telecom Italia: perchè basta

L'unica - parziale - consolazione delle mie disavventure con Telecom Italia è che, a spulciare la rete, è possibile imbattersi in una marea di infelici che hanno avuto la propria personalissima disavventura con l'azienda di telecomunicazioni: come si dice, mal comune...

Mal comune...mal comune: "mezzo gaudio" un cazzo, quando c'è di mezzo un cliente che paga per avere un servizio che definire discutibile è riduttivo. Ad ottobre, improvvisamente, il mio router D-Link inizia a litigare con l'internet gentilmente fornito da Telecom Italia: memore di precedenti e sonori incavolamenti, decidevo di testarlo altrove prima di contattare il 187 che, quando c'è un problema, ti risponde sempre che c'è qualcosa di rotto a casa tua: il pc, la presa, il cordless...e pertanto contattavo la solerte assistenza di Telecom Italia solo dopo avere accertato che - pensa un po' - il mio router altrove funzionava alla grande. Anche su altre linee Telecom Italia, incredibile.

Ovviamente il 187 non era di questo avviso: il mio router è rotto, mi dicono, ed a nulla valgono le mie obiezioni a proposito del fatto che invece, per esempio su un'altra linea Telecom Italia, il router funziona alla grande. Mi arriva in casa anche un tecnico, constata che tutte le impostazione del mio router sono corrette, attacca alla mia rete un router Telecom Italia e, prima di andarsene, sentenzia che il mio router è rotto e che dovrei acquistare un router Telecom Italia, perchè quello funziona (...ah). Mi rivolgo anche all'assistenza tecnica telefonica, la quale mi informa più e più volte del fatto che, qualora si scoprisse che il "difetto" è mio e non di Telecom Italia, mi verrà addebitato il costo dell'assistenza. Tutto pur di capire quale sia il problema ed usufruire degnamente del servizio per il quale pago un abbonamento.

Ovviamente anche in questo caso la risposta non cambia, "noi facciamo ulteriori verifiche, lei provi a navigare e poi ci risentiamo per chiudere la pratica, in un modo o nell'altro": mai più risentiti. Alla fine mi arrendo, e - stolto! - scelgo quella che all'epoca mi sembrava la via più semplice e rapida: andare in un negozio TIM e comprare un router Telecom Italia. Spendo 99 €, compro un coso Ultra Internet con il quale, mi dico, finalmente risolverò i miei misteriosi problemi di navigazione. Peccato che, nemmeno dopo due mesi, il router Telecom Italia smetta di dialogare con il mio PC: morto, kaputt, defunto. E a nulla valgono le mie obiezioni con il 187, perchè secondo loro si è rotto il mio PC (...noooo? Davvero?), anche se qualsiasi altra cosa io attacchi alla scheda di rete dialoga come una scheggia con la macchina.

Per fortuna conosco un amico che si occupa di assistenza PC, e gratuitamente mi viene fornita la conferma di quello che già sapevo: è il router Ultra Internet di Telecom Italia da 99 € ad essersi rotto, e dopo nemmeno due mesi dall'acquisto. Tronfio lo riporto al negozio TIM, e la mia tronfiaggine viene prontamente invitata a sgonfiarsi: è vero che il prodotto è in garanzia, ma per averne uno in sostituzione è necessario attendere 15 giorni e - che sfiga! - purtroppo in negozio non ne hanno nemmeno uno da noleggiarmi (eh? Dopo due mesi un router da 99 € che ho comprato per disperazione si è rotto, ed io dovrei pure noleggiarvi un router per usufruire di un servizio per il quale già vi pago profumatamente?!).

Dicevo: 15 giorni di attesa per riavere un router funzionante (si spera più a lungo del predecessore). Ad oggi ne sono passati 18, di giorni, e mentre io restavo speranzoso in attesa di buone nuove che non sono mai arrivate, da Telecom Italia mi giungono invece cattive notizie. Sotto forma di fattura. Nello specifico un importo di 29,95 € di "Contributo assistenza telefonica hardware/software". Tempismo perfetto, mi dico: non solo ad oggi Telecom Italia non ha saputo spiegarmi quale diavolo sia il problema sulla linea che mi impedisce di utilizzare un  router terze parti tuttora funzionante altrove; non solo il router Telecom Italia da 99 € che avevo comprato ha tirato le cuoia dopo neanche due mesi; non solo dopo 18 giorni nessuno dell'assistenza si è fatto vivo per darmi notizie...ma ecco arrivare 29,95 € da devolvere a Telecom Italia.

La mia rabbia parzialmente si placa quando, al 187, mi spiegano che - nell'era di internet... - per fare un reclamo non posso utilizzare l'email ma devo...mandare un fax: cazzo, mi sa che anche loro usano i loro router, poveretti. E' decisamente tempo di cambiare operatore, fare ciaociao con la manina a questi signori e magari convincere qualche conoscente che sta mettendo su casa a guardare altrove, per telefono ed internet. Telecom Italia, perchè basta.

Telecom Italia: perchè basta.

25.12.13

Buon Natale un cazzo

...Buon Natale? Buon Natale un cazzo.

Buon Natale un cazzo a chi si è meritato la mia indifferenza, ma non a Natale: a Natale si merita un bel vaffanculo; dividetevelo da buoni pezzi di merda.

Buon Natale un cazzo ai bugiardi: credetemi, non esiste nessuno che lo meriti più di voialtri.

Buon Natale un cazzo a chi, anche in questo santo giorno, guida come se per strada fosse l'unico figlio di puttana che ha bisogno di andare dal punto x al punto y, a chi evidentemente ha dimenticato tutto quello che gli era stato insegnato a scuola guida, a chi non mette una freccia nemmeno sotto tortura, a chi ti tallona in autostrada neanche se volesse prenderti la scia, insomma buon Natale un cazzo alla maggior parte degli automobilisti italiani.

Buon Natale un cazzo al Paese paradossale che è diventata l'Italia. Amen.

Buon Natale un cazzo all'intera classe politica italiana, nessuno escluso: da chi ha scelto di affondare insieme al "papi" a chi ha preso una valanga di voti per poi fare semplicemente il bimbetto maleducato, da chi fa pagare la crisi sempre ai soliti stronzi a chi cerca di restare a galla facendosi soltanto i cazzi suoi.

Buon Natale un cazzo a chi oggi è andato a Messa pensando di andare ad un a sfilata di alta moda.

Buon Natale un cazzo a chi, imperterrito, continua a provarci e a chi, con le fette di salame rigorosamente nostrano sugli occhi, continua a crederci e a pretendere che anche gli altri ci credano, ancora e ancora e ancora, anno dopo anno.

Buon Natale un cazzo a chi crede che siano i clienti a dover correre da lui, e non lui a dover (rin)correre i clienti: insomma, buon Natale un cazzo, Telecom Italia.

Buon Natale un cazzo a chi viene in Italia e pretende che si sia noialtri a doversi integrare a lui ed alle sue usanze, e non il contrario; buon Natale un cazzo anche a chi, in questo augurio, ci vede qualcosa di razzista.

Buon Natale un cazzo a chi al Natale, a Gesù Cristo e a tutto il resto della compagnia proprio non ci crede, ma invece di bearsi privatamente della propria illuminazione (non è difficile, credetemi: parlo per esperienza personale) pretende di imporre il suo ateismo a tutto il resto della società.

Buon Natale un cazzo, insomma. E non si offenda chi dovessi aver dimenticato.

Buon Natale un cazzo.

19.12.13

Movimento dei Forconi: chi ci guadagna?

Il Movimento dei Forconi è prepotentemente salito alla ribalta della cronaca con la mobilitazione "Fermiamo l'Italia", durante la quale in tutto il Paese si sono svolte manifestazioni di vario genere, attraverso le quali si è dato voce al crescente malessere sociale generato dalla perdurante crisi economica. Non è mia intenzione mettere in discussione le ragioni della gente che è scesa in piazza, o le intenzioni delle persone che hanno spinto quella gente a scendere in piazza, ma la domanda sorge spontanea: alla fine, chi ci guadagna?

Mettetevi nei panni dell'elettore pigro, disinformato e disattento (una minima minoranza dell'elettorato italiano, ça va sans dire): quale percezione ha costui degli eventi di questi giorni? L'elettore pigro, disinformato e disattento sente dire che c'è un mucchio di gente che scende nelle piazze a protestare contro il governo Letta, che ci sono scontri con le forze dell'ordine e che pure i fascisti (...ah, quelli sono bravi a nascondersi, ma alla fine emerge sempre la loro vera natura!) fanno parte della partita. L'elettore pigro, disinformato e disattento sente anche dire che i leader di questa gente arrivano in piazza a bordo di una Jaguar (autogoal pazzesco, dal punto di vista dell'immagine, NdS), pensa all'automobile nel suo garage e sente che in tutto quel vociare qualcosa non quadra.

L'elettore pigro, disinformato e disattento pensa inoltre che prima, nelle piazze, c'erano i Grillini e che invece adesso ci sono i Forconi, solo che la faccenda sembra essere diventata un filo più radicale. Oddio, chi lo salverà? Chi salverà l'elettore pigro, disinformato e disattento dal governo delle tasse, servo della globalizzazione e delle banche? Chi lo salverà dalla violenza di piazza? Chi si ergerà a leader dei moderati che vogliono solo il bene dell'Italia e degli italiani? Insomma: alla fin fine, e senza tirare in ballo le sacrosante motivazioni della gente che è scesa nelle piazze e sulle strade, chi ci guadagna?

Chi ci guadagna?

13.12.13

Truffe Postepay: la lunga, lunghissima attesa per il rimborso

Alzi la mano chi, tra di voi, ha avuto la sventura di scegliere Postepay come propria carta prepagata e, dopo essere rimasto vittima di una truffa telematica, ha dovuto sfoggiare la pazienza di Giobbe prima di ricevere il dovuto rimborso.

Ricapitoliamo quanto accaduto ormai quasi un anno fa: il 17 gennaio 2013 denuncio ai carabinieri una truffa telematica (poca roba: un simpaticone ha acquistato una chiave per sbloccare il videogioco Dishonored a mie spese...spero che non gli sia piaciuto), ed invio a Poste Italiane la mia bella lettera di reclamo - non prima di aver dovuto allegramente sborsare altri 6 € per recuperare il denaro rimasto in giacenza sulla Postepay, che ovviamente avevo bloccato.

Il 31 maggio 2013, soltanto (...) 4 mesi dopo la mia denuncia, ricevo da Poste Italiane una bella lettera nella quale mi si informa che sono finalmente state attivate le procedure per il rimborso. Mi si informa anche che, come previsto dalle Condizioni Contrattuali della Carta Postepay, la custodia delle credenziali di utilizzo della carta è di mia esclusiva responsabilità e che "pertanto Poste Italiane si riserva, laddove dovessero emergere profili di dolo o colpa grave a Lei imputabili, di agire nelle sedi più opportune per il recupero delle somme rimborsate". Quali somme rimborsate?...

Ad oltre 5 mesi dalla lieta novella dell'attivazione delle misteriose procedure di rimborso, infatti, dei miei soldi non avevo visto neanche l'ombra, e pure di Poste Italiane a dir la verità si erano - come dire? - perse le tracce: a metà ottobre 2013 telefonavo dunque al numero 800.00.33.22 (BancoPosta risponde). L'operatore prima mi faceva notare che le (fantomatiche) procedure di rimborso non prevedevano un rimborso immediato della somma, e poi restava di stucco quando gli facevo notare che il mio reclamo risaliva a gennaio. Veniva dunque aperta una pratica, mi veniva fornito il numero di tale pratica ed assicurato che entro una settimana sarei stato contattato...

Credo non sia strettamente necessario sottolineare come, in realtà, la settimana successiva fossi stato nuovamente io a dover telefonare alle Poste Italiane, visto che nessuno si era preso la briga di richiamarmi. A fine ottobre 2013 sembra finalmente smuoversi qualcosa: mi telefona qualcuno da Poste Italiane, solo che siccome è di un altro ufficio rispetto a quello al quale avevo telefonato io (?) gli devo fornire nuovamente tutte le informazioni che avevo già fornito in precedenza. Poco male: mi viene assicurato che a breve sarei stato richiamato...

E così arriviamo ad oggi, 13 dicembre 2013: indeciso se attendere il 17 gennaio 2014 per festeggiare insieme a Poste Italiane il primo anniversario del mio reclamo e i primi 12 mesi di attesa per ricevere da Poste Italiane il rimborso, o telefonare immediatamente per chiedere che fine avessero fatto i miei soldi, opto per questa seconda opzione. Peccato che ne' il numero 800.00.33.22, ne' il numero 803.160 (Contact Center di Poste Italiane) sembrano funzionare: quantomeno il form per inviare una email funziona...ma alzi la mano chi, tra di voi, ha quasi esaurito la pazienza di Giobbe.

Continua, ve lo assicuro...

Chissà di quanta pubblicità negativa avranno bisogno le Poste Italiane prima di rimborsarmi?

7.12.13

Grillo, i giornalisti cattivi e i leoni da tastiera

Succede, in democrazia, che un giornalista scriva cose che non piacciono. Quel che non dovrebbe succedere, in democrazia, è che un giornalista che ha scritto qualcosa che non ti piace venga prima esposto sulla rete al pubblico ludibrio e quindi travolto da una marea di insulti e minacce.

E' quello che è successo a Maria Novella Oppo, autrice della rubrica "Fronte del Video" ed involontaria protagonista della prima puntata dell'innovativa rubrica "Il giornalista del giorno" sul blog (che non linko, così agli occhi dei grillini sembro ancora più cattivo e magari nella lista di proscrizione ci finisco anche io!) di Beppe Grillo. In questa simpatica rubrica il comico genovese invita a sputtanare il giornalista del giorno al grido di "inserite i falsi articoli e le informazioni sul giornalista che li ha firmati".

Ora.

La questione non è se l'articolo della Oppo che ha scatenato la reazione di Grillo e dei grillini contenga falsità oppure sia semplicemente l'espressione dell'opinione della giornalista: il problema non è capire se quell'articolo sia espressione di cattivo giornalismo o di buon giornalismo, insomma, anche se la parte meno populista e più riflessiva dell'elettorato 5 Stelle vorrebbe farcelo credere, deviando l'attenzione dal vero problema. Il vero problema è la reazione popolare becera, agghiacciante e sconfortante alla quale abbiamo dovuto assistere.

La rete è stata travolta da una marea di leoni da tastiera a 5 Stelle che al grido di "sulla rete vale il liberi tutti" hanno vomitato ogni genere di nefandezza contro la giornalista, apostrofata nelle maniere più disparate ed alla quale è stata augurata e/o minacciata la morte con modalità una peggiore dell'altra. Ahinoi. Non più tardi di ieri scrivevo a proposito dei simboli che ci meritiamo, e dell'onda di protesta che sta cavalcando Grillo: a tal proposito inizio ad avvertire distintamente un odore pungente, un odore che si attacca al naso e non lo lascia più.

Un odore sempre più forte, come di qualcosa che si sta avvicinando. Come se una gigantesca, definitiva, apocalittica ondata di non so ancora bene cosa stesse per travolgere quel che resta della democrazia, quel che resta dell'Italia. Quel poco che resta.

E' già capitato, chiedere a Marco Tullio Cicerone.

6.12.13

I simboli che ci meritiamo

Ieri in Sudafrica moriva a 95 anni Nelson Mandela, un uomo che nel nome della lotta all'apartheid aveva passato in carcere 27 anni della sua vita, un uomo che una volta tornato libero aveva continuato a lottare per un Paese senza discriminazioni (chiunque altro al posto suo avrebbe ceduto alla tentazione della rivalsa, ne sono certo), un uomo pronto a morire per un ideale. Se è vero - ed è vero - che il popolo sudafricano ha perso un padre, è altrettanto vero che il mondo intero ha perso un simbolo.

Insomma, viene da riflettere su questa faccenda dei simboli: Mandela rappresenta ("rappresenta", non "rappresentava") la speranza del mondo, la certezza che esiste un sistema di valori davanti al quale tutta la dialettica o lo scetticismo dei quali sono capaci le persone devono arrendersi, e solo la stupidità persevera. Mandela è un simbolo per il futuro, la dimostrazione che l'essere umano in fondo ha qualcosa di positivo da offrire al pianeta, una storia sulla quale riflettere e sulla quale far riflettere le prossime generazioni, quando ricapiterà - perchè ricapiterà - che qualcuno provi a sottomettere qualcun altro.

Anche noi italiani abbiamo i simboli che ci meritiamo, a pensarci bene: Silvio Berlusconi, che come Mandela sostiene di lottare per la libertà...e per decenza non aggiungo altro; Beppe Grillo, che nell'infinita smania di cavalcare l'onda della protesta probabilmente non capirà mai cosa fare una volta che l'onda sarà giunta a riva; la Terra dei Fuochi, simbolo di una Nazione che avvelena sé stessa e se ne fotte finchè - per colpa di quei veleni - non inizia a morire; i sindaci anti-mafia che vengono arrestati per mafia; i politici senza vergogna che commettono ogni sorta di nefandezze e non solo restano ai propri posti, ma ottengono addirittura nuove poltrone; gli imprenditori disonesti che passano da un fallimento all'altro e riescono ad arricchirsi, mentre i poveri diavoli non arrivano a fine mese...e potrei proseguire, se non avessi il voltastomaco.

Ieri in Sudafrica moriva un simbolo, qui in Italia sono vent'anni che muore il futuro e noi ce ne fottiamo allegramente.

Simbolo della speranza del mondo.
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