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27.2.15

Perchè siamo destinati a soccombere

Nel suo bel libro del 2006 "Evviva! Ci arrendiamo" Henrik M. Broder ci aveva visto lungo: l'Occidente è destinato a soccombere, e se lo merita. Se lo merita perchè nemmeno la barbara messa in scena della distruzione della storia, messa in atto dai terroristi dell'isis che a Ninive hanno devastato un patrimonio artistico dal valore inestimabile, è riuscita a svegliare dal torpore i somari che ancora oggi continuano a cullarsi sognando un mondo nel quale gli unici cattivi sono gli occidentali.

Somari patentati che di fronte ai video che immortalano la barbarie di questi criminali chiedono a gran voce di mostrare anche i video con le povere popolazioni civili autoctone, sofferenti per le azioni di quei cattivoni dei soldati occidentali.

E' a causa loro che siamo destinati a soccombere. A causa di questi somari che chiudono gli occhi di fronte al fatto che certi estremisti si nascondono scientemente in mezzo ai civili.

E' a causa loro che siamo destinati a soccombere. A causa di questi somari che chiudono gli occhi di fronte agli uomini, alle donne e ai bambini mandati a farsi esplodere nel nome di un dio.

E' a causa loro che siamo destinati a soccombere. A causa di questi somari che chiudono gli occhi di fronte ai bambini che, armi in pugno, inneggiano alla guerra santa.

E' a causa loro che siamo destinati a soccombere. A causa di questi somari che chiudono gli occhi di fronte alla condizione femminile in certi paesi.

E' a causa loro che l'Occidente è destinato a soccombere. A causa di questi somari che, quando la bandiera nera sventolerà anche qui, saranno i primi a finire sgozzati come animali in diretta tv.

Chi distrugge il passato non merita futuro.

25.6.14

Stresa, veleno in strada per uccidere cani e gatti

Stresa - Piccolo post "di servizio": mi giunge voce che a Stresa, sui viali dietro la stazione ferroviaria, qualcuno stia spargendo veleno con il fine di uccidere cani e gatti. Non è ben chiaro se si tratti delle solite, famigerate polpette avvelenate, quanto piuttosto di una polverina o di un liquido lasciato in zone "strategiche": al momento si parla di alcuni gatti che sono scomparsi da casa senza fare più ritorno, mentre un micio ha avuto la fortuna di cavarsela semplicemente con una tremenda irritazione alla bocca. E' dunque opportuna la massima allerta da parte di tutti i proprietari di animali che vivano o si trovino a passare in quelle zone. 

Al fine di scatenare una giusta e sacrosanta caccia all'uomo, mi sento di avanzare alcune ipotesi sull'identità del misterioso avvelenatore di animali.

IDENTIKIT

E' altamente probabile che si tratti di un figlio di puttana: una madre prostituta potrebbe spiegare il comportamento del soggetto, rancoroso verso una società che ha costretto la madre a sopravvivere trasformando tutti i buchi del proprio corpo in una sorta di traforo del Monte Bianco di carne, e lui a dover cercare il proprio padre tra le migliaia di clienti della troia.

Potrebbe trattarsi di un codardo, che essendo incapace di manifestare con i fatti il proprio odio nei confronti delle persone più belle, intelligenti e ricche di lui (e con tutta evidenza stiamo parlando del 100% della massa umana vivente sulla faccia del pianeta) se la prende con cani e gatti.

In famiglia, sempre ammesso che il soggetto sia riuscito a farsene una (improbabile), costui potrebbe essere sottomesso da moglie, fidanzata, figli o genitori, incapace nella sua ridicola debolezza di affermare in qualche modo la propria patetica personalità. Per questo motivo esce in strada e tenta di realizzarsi con atti criminali.

La certezza è che costui sia, appunto, un criminale: il posto giusto per lui è una cella, rigorosamente da dividersi con una decina abbondante di compagni di detenzione che, possibilmente, fossero invece animalisti convinti (eventualità che, almeno dal punto di vista del traforo del Monte Bianco, lo avvicinerebbe alla madre puttata).

Il soggetto in questione è evidentemente un malato mentale, perchè anche soltanto il pensiero di avvelenare bestie inermi configura di fatto un grave, gravissimo problema mentale. Uno di quelli che andrebbe curato con sonore scariche di calci nel culo, se volessimo scendere in dettagli tecnici, o con una cella da dividersi con la decina di animalisti di cui sopra.

Si potrebbe trattare inoltre di un minidotato, dal momento che le dimensioni infime e ridicole del suo organo genitale potrebbero rappresentare - sempre nel quadro della malattia mentale, vedi sopra - il motivo scatenante nei confronti di esseri viventi sessualmente più dotati di lui (si, anche il chihuahua; e si, anche le femmine).

E' quasi certo che l'elemento sia un fallito: un fallito in amore, un fallito nel lavoro, un fallito nella vita in generale. Un completo incapace che da quando è nato non fa che ricevere - meritatamente - calci in bocca, e nella sua drammatica inutilità ed inabilità a qualsivoglia attività cerca una vendetta, una qualsiasi.

Non è infine da escludersi la possibilità che si tratti di un sottosviluppato, una specie di residuo antropologico che a causa del dna difettoso che contraddistingue evidentemente la sua intera schiatta sia rimasto escluso dal processo evolutivo, causando la sua incapacità di vivere in un contesto civile.

Ricapitolando: se vivete a Stresa, state all'erta ed aguzzate la vista alla ricerca di un figlio di puttana, codardo, sottomesso, criminale, malato mentale, minidotato, fallito, sottosviluppato che avvelena cani e gatti. Non dovrebbe essere difficile individuarlo.

Un identikit accurato del soggetto in questione.

4.5.14

Fiorentina - Napoli, la Coppa Italia, gli ultras e la fine del calcio italiano

Il presidente del consiglio, Matteo Renzi? Inutile.
Il presidente del CONI, Giovanni Malagò? Inutile.
Il presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta? Inutile.
Il presidente del Senato, Pietro Grasso? Inutile.
Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis? Inutile.
Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle? Inutile.

A Roma, prima durante e dopo la finale di Coppa Italia (TIM Cup) tra Fiorentina e Napoli abbiamo capito tutti chi siano i veri padroni del calcio italiano: gli ultras. Fuori dallo Stadio Olimpico si spara, c'è un agguato ai tifosi del Napoli, uno di loro resta gravemente ferito. Dentro lo stadio si scatena il finimondo: scontri, fumogeni, le telecamere inquadrano una serie di bambini spaventati ed un vigile del fuoco che viene portato via a braccio. La finale di Coppa Italia non comincia, non può cominciare perchè...

...perchè tutti i signori elencati sopra, come ho scritto, sono inutili. Sono inutili perchè è stato un ultras del Napoli, figlio di un presunto affiliato ad un clan camorristico, a trattare con le autorità in diretta TV e, alla fine, a dare l'ok per lo svolgimento della partita. E' un ultras che sfoggia una maglietta inneggiante alla libertà per l'assassino dell'ispettore Raciti il vero padrone del calcio italiano. Che se lo imprimano bene in mente i vari Matteo Renzi, Giovanni Malagò, Maurizio Beretta, Pietro Grasso, Diego Della Valle, e pure Aurelio De Laurentiis, chissà che non ne tragga ispirazione per un bel film.

Le immagini vergognose alle quale abbiamo dovuto assistere ieri sera, compreso uno stadio intero che fischiava l'inno nazionale, se le imprima bene in mente anche la TIM, lo sponsor che ha legato il proprio nome ed il proprio marchio a questa Coppa Italia ed al calcio italiano, a questo calcio italiano: un bell'abbraccio mortale, non c'è che dire (...altro che l'abbraccio tra Berlusconi e Renzi!). E lo stesso dicasi per Acqua Lete, main sponsor del Napoli, e per Mazda, main sponsor della Fiorentina. Il signor TIM, il signor Acqua Lete ed il signor Mazda sappiano che i veri padroni del calcio italiano sono gli ultras, enjoy.

Ieri sera, più che alla finale di Coppa Italia, abbiamo assistito alla fine del calcio italiano. E se i signori Matteo Renzi, Giovanni Malagò, Maurizio Beretta, Pietro Grasso, Aurelio De Laurentiis, Diego Della Valle - e andrebbero citati anche tutti gli altri presidenti e/o patron del calcio italiano - vogliono dimostrare di non essere inutili, e smentirmi, credo sia giunto il tempo di prendere seri provvedimenti per togliere definitivamente il giocattolo calcio dalle pericolosissime mani degli ultras violenti. Sarà un appello inutile?...

Questo è il calcio italiano.

7.4.14

Truffe PostePay: il silenzio assordante di Poste Italiane

A chi sia rimasto vittima di una truffa telematica sulla propria carta prepagata PostePay, eventualità peraltro nemmeno troppo rara se ci si prende la briga di fare una veloce ricerca in rete, quel che provoca più impressione è il silenzio assordante di Poste Italiane.

La mia disavventura, per dire, ormai si protrae da gennaio 2013, quando denunciavo ai carabinieri la truffa e inoltravo reclamo alle Poste Italiane: da allora è stato un continuo sbattere la faccia contro l'incompetenza, la disorganizzazione, il pressapochismo di Poste Italiane, incapaci non solo di evadere in tempi normali una semplice pratica di rimborso, ma anche totalmente inette nel patetico tentativo di offrire al cliente truffato una benchè minima forma di supporto.

Telefoni al numero verde 803.160? L'unica risposta che ottieni è "sollecitiamo". Inserisci una richiesta di informazioni nell'apposito form online? Nessuno ti risponde. Inoltri un reclamo perchè ti hanno detto che così facendo Poste Italiane è obbligata a risponderti? Ancora silenzio. Assordante. Italiano. E dei tuoi soldi neanche l'ombra.

Chiudessero, fallissero. Si eviterebbero ulteriori figure da cioccolatai.

20.3.14

L'inesistente servizio clienti di Poste Italiane

Chi è rimasto vittima di una truffa telematica con la propria carta di credito prepagata PostePay sa che, nonostante la perdita di denaro, l'incazzatura ed il disagio, il peggio deve ancora venire: avere a che fare con il (dis)servizio clienti di Poste Italiane è un incubo dal quale pare essere impossibile uscire. E, ribadisco, parlo con cognizione di causa.

Piccolo riassunto, con la premessa che non si tratta di fantascienza ma di amara, italica realtà: a gennaio 2013 denunciavo ai carabinieri un movimento sospetto sulla mia prepagata PostePay e contemporaneamente inviavo reclamo a Poste Italiane, che nel maggio dello stesso anno mi informava tramite lettera dell'accoglimento della mia domanda di rimborso. Poi cadeva il silenzio, e del mio rimborso nemmeno l'ombra...

Da ottobre 2013 ad oggi (per i più distratti, marzo 2014) contattavo regolarmente Poste Italiane per avere informazioni circa il mio rimborso, sia tramite telefonata al numero verde 803.160, sia tramite compilazione dell'apposito form online disponibile sul sito di Poste Italiane. Se nel primo caso ricevevo costantemente la risposta: "sollecitiamo una verifica", tramite sito - nonostante le numerose richieste inserite - non c'era verso di ottenere lo straccio di una risposta, tanto che mi viene da chiedermi che senso abbia mantenere tale servizio se poi non si è in grado di gestirlo.

C'è un'altra domanda che mi frulla in testa: a parte evitare tutti i prodotti di Poste Italiane come la peste bubbonica, cosa deve fare un consumatore che abbia subito una truffa sulla propria carta di credito prepagata PostePay, che abbia disconosciuto tale operazione tramite regolare denuncia ai carabinieri e reclamo a Poste Italiane, per ottenere da Poste Italiane un rimborso prima di morire? Cosa? Qualcuno ha la risposta?

Ecco un logo che ritengo più realistico.

11.1.14

Truffe PostePay e reclami Telecom Italia: mettetevi comodi...

Siete finiti nel girone dantesco di una truffa che coinvolge la vostra carta prepagata PostePay o un reclamo al solerte servizio di assistenza di Telecom Italia? Mettetevi comodi...

Scoprire un furto telematico sulla propria PostePay è facile, lo è un po' meno recuperare il proprio denaro - e lo dico con cognizione di causa: il 17 gennaio 2013 denunciavo ai carabinieri una truffa, a maggio dello stesso anno le Poste Italiane si degnavano finalmente di confermarmi che sarei stato rimborsato. Il 13 dicembre inviavo una email per chiedere se vi fossero aggiornamenti, perchè io di rimborsi ancora non ne avevo mica visti, ed alcuni giorni dopo venivo contattato telefonicamente da una persona che sosteneva avrebbe chiesto all'ufficio competente una verifica sulla spedizione dell'assegno a me destinato, assegno che dopo tale verifica mi sarebbe stato rispedito (spero non tramite Poste Italiane, hanno un servizio pessimo...). Ho come l'impressione che tornerò ancora sull'argomento, perchè a distanza di quasi un anno Poste Italiane non mi ha ancora restituito il maltolto.

Mettetevi comodi e non abbiate alcuna fretta anche se avete dovuto fare un reclamo a Telecom Italia: anche in questo caso so per esperienza personale di cosa parlo. Tra router terze parti che improvvisamente smettono di funzionare solo a casa mia, tecnici che non sanno che pesci prendere e che ti addebitano una trentina di euro tanto per gradire (e senza dare risposte!!!), modem Ultra Internet da 99 € che si guastano dopo nemmeno due mesi e negozi TIM che avrebbero dovuto sostituirti il prodotto difettoso entro 15 giorni ma che ormai sembrano essere spariti dalla faccia della Terra - nemmeno rispondono al telefono - da 1 mese ed 1 giorno, credevo di averle viste tutte. L'operatore al 187 mi aveva suggerito di inviare un fax (...si, un fax) con un reclamo, e che sarei stato contattato entro 3 giorni: ora, io il fax l'ho inviato il 7 gennaio, ma oltre ad una email e ad un sms di rito ancora non ho avuto alcun riscontro.

Insomma, mettetevi comodi e godetevi il (dis)servizio clienti di Poste Italiane e di Telecom Italia: appuntamento alle prossime puntate.

I porci comodi.

19.12.13

Movimento dei Forconi: chi ci guadagna?

Il Movimento dei Forconi è prepotentemente salito alla ribalta della cronaca con la mobilitazione "Fermiamo l'Italia", durante la quale in tutto il Paese si sono svolte manifestazioni di vario genere, attraverso le quali si è dato voce al crescente malessere sociale generato dalla perdurante crisi economica. Non è mia intenzione mettere in discussione le ragioni della gente che è scesa in piazza, o le intenzioni delle persone che hanno spinto quella gente a scendere in piazza, ma la domanda sorge spontanea: alla fine, chi ci guadagna?

Mettetevi nei panni dell'elettore pigro, disinformato e disattento (una minima minoranza dell'elettorato italiano, ça va sans dire): quale percezione ha costui degli eventi di questi giorni? L'elettore pigro, disinformato e disattento sente dire che c'è un mucchio di gente che scende nelle piazze a protestare contro il governo Letta, che ci sono scontri con le forze dell'ordine e che pure i fascisti (...ah, quelli sono bravi a nascondersi, ma alla fine emerge sempre la loro vera natura!) fanno parte della partita. L'elettore pigro, disinformato e disattento sente anche dire che i leader di questa gente arrivano in piazza a bordo di una Jaguar (autogoal pazzesco, dal punto di vista dell'immagine, NdS), pensa all'automobile nel suo garage e sente che in tutto quel vociare qualcosa non quadra.

L'elettore pigro, disinformato e disattento pensa inoltre che prima, nelle piazze, c'erano i Grillini e che invece adesso ci sono i Forconi, solo che la faccenda sembra essere diventata un filo più radicale. Oddio, chi lo salverà? Chi salverà l'elettore pigro, disinformato e disattento dal governo delle tasse, servo della globalizzazione e delle banche? Chi lo salverà dalla violenza di piazza? Chi si ergerà a leader dei moderati che vogliono solo il bene dell'Italia e degli italiani? Insomma: alla fin fine, e senza tirare in ballo le sacrosante motivazioni della gente che è scesa nelle piazze e sulle strade, chi ci guadagna?

Chi ci guadagna?

13.12.13

Truffe Postepay: la lunga, lunghissima attesa per il rimborso

Alzi la mano chi, tra di voi, ha avuto la sventura di scegliere Postepay come propria carta prepagata e, dopo essere rimasto vittima di una truffa telematica, ha dovuto sfoggiare la pazienza di Giobbe prima di ricevere il dovuto rimborso.

Ricapitoliamo quanto accaduto ormai quasi un anno fa: il 17 gennaio 2013 denuncio ai carabinieri una truffa telematica (poca roba: un simpaticone ha acquistato una chiave per sbloccare il videogioco Dishonored a mie spese...spero che non gli sia piaciuto), ed invio a Poste Italiane la mia bella lettera di reclamo - non prima di aver dovuto allegramente sborsare altri 6 € per recuperare il denaro rimasto in giacenza sulla Postepay, che ovviamente avevo bloccato.

Il 31 maggio 2013, soltanto (...) 4 mesi dopo la mia denuncia, ricevo da Poste Italiane una bella lettera nella quale mi si informa che sono finalmente state attivate le procedure per il rimborso. Mi si informa anche che, come previsto dalle Condizioni Contrattuali della Carta Postepay, la custodia delle credenziali di utilizzo della carta è di mia esclusiva responsabilità e che "pertanto Poste Italiane si riserva, laddove dovessero emergere profili di dolo o colpa grave a Lei imputabili, di agire nelle sedi più opportune per il recupero delle somme rimborsate". Quali somme rimborsate?...

Ad oltre 5 mesi dalla lieta novella dell'attivazione delle misteriose procedure di rimborso, infatti, dei miei soldi non avevo visto neanche l'ombra, e pure di Poste Italiane a dir la verità si erano - come dire? - perse le tracce: a metà ottobre 2013 telefonavo dunque al numero 800.00.33.22 (BancoPosta risponde). L'operatore prima mi faceva notare che le (fantomatiche) procedure di rimborso non prevedevano un rimborso immediato della somma, e poi restava di stucco quando gli facevo notare che il mio reclamo risaliva a gennaio. Veniva dunque aperta una pratica, mi veniva fornito il numero di tale pratica ed assicurato che entro una settimana sarei stato contattato...

Credo non sia strettamente necessario sottolineare come, in realtà, la settimana successiva fossi stato nuovamente io a dover telefonare alle Poste Italiane, visto che nessuno si era preso la briga di richiamarmi. A fine ottobre 2013 sembra finalmente smuoversi qualcosa: mi telefona qualcuno da Poste Italiane, solo che siccome è di un altro ufficio rispetto a quello al quale avevo telefonato io (?) gli devo fornire nuovamente tutte le informazioni che avevo già fornito in precedenza. Poco male: mi viene assicurato che a breve sarei stato richiamato...

E così arriviamo ad oggi, 13 dicembre 2013: indeciso se attendere il 17 gennaio 2014 per festeggiare insieme a Poste Italiane il primo anniversario del mio reclamo e i primi 12 mesi di attesa per ricevere da Poste Italiane il rimborso, o telefonare immediatamente per chiedere che fine avessero fatto i miei soldi, opto per questa seconda opzione. Peccato che ne' il numero 800.00.33.22, ne' il numero 803.160 (Contact Center di Poste Italiane) sembrano funzionare: quantomeno il form per inviare una email funziona...ma alzi la mano chi, tra di voi, ha quasi esaurito la pazienza di Giobbe.

Continua, ve lo assicuro...

Chissà di quanta pubblicità negativa avranno bisogno le Poste Italiane prima di rimborsarmi?

7.12.13

Grillo, i giornalisti cattivi e i leoni da tastiera

Succede, in democrazia, che un giornalista scriva cose che non piacciono. Quel che non dovrebbe succedere, in democrazia, è che un giornalista che ha scritto qualcosa che non ti piace venga prima esposto sulla rete al pubblico ludibrio e quindi travolto da una marea di insulti e minacce.

E' quello che è successo a Maria Novella Oppo, autrice della rubrica "Fronte del Video" ed involontaria protagonista della prima puntata dell'innovativa rubrica "Il giornalista del giorno" sul blog (che non linko, così agli occhi dei grillini sembro ancora più cattivo e magari nella lista di proscrizione ci finisco anche io!) di Beppe Grillo. In questa simpatica rubrica il comico genovese invita a sputtanare il giornalista del giorno al grido di "inserite i falsi articoli e le informazioni sul giornalista che li ha firmati".

Ora.

La questione non è se l'articolo della Oppo che ha scatenato la reazione di Grillo e dei grillini contenga falsità oppure sia semplicemente l'espressione dell'opinione della giornalista: il problema non è capire se quell'articolo sia espressione di cattivo giornalismo o di buon giornalismo, insomma, anche se la parte meno populista e più riflessiva dell'elettorato 5 Stelle vorrebbe farcelo credere, deviando l'attenzione dal vero problema. Il vero problema è la reazione popolare becera, agghiacciante e sconfortante alla quale abbiamo dovuto assistere.

La rete è stata travolta da una marea di leoni da tastiera a 5 Stelle che al grido di "sulla rete vale il liberi tutti" hanno vomitato ogni genere di nefandezza contro la giornalista, apostrofata nelle maniere più disparate ed alla quale è stata augurata e/o minacciata la morte con modalità una peggiore dell'altra. Ahinoi. Non più tardi di ieri scrivevo a proposito dei simboli che ci meritiamo, e dell'onda di protesta che sta cavalcando Grillo: a tal proposito inizio ad avvertire distintamente un odore pungente, un odore che si attacca al naso e non lo lascia più.

Un odore sempre più forte, come di qualcosa che si sta avvicinando. Come se una gigantesca, definitiva, apocalittica ondata di non so ancora bene cosa stesse per travolgere quel che resta della democrazia, quel che resta dell'Italia. Quel poco che resta.

E' già capitato, chiedere a Marco Tullio Cicerone.

6.12.13

I simboli che ci meritiamo

Ieri in Sudafrica moriva a 95 anni Nelson Mandela, un uomo che nel nome della lotta all'apartheid aveva passato in carcere 27 anni della sua vita, un uomo che una volta tornato libero aveva continuato a lottare per un Paese senza discriminazioni (chiunque altro al posto suo avrebbe ceduto alla tentazione della rivalsa, ne sono certo), un uomo pronto a morire per un ideale. Se è vero - ed è vero - che il popolo sudafricano ha perso un padre, è altrettanto vero che il mondo intero ha perso un simbolo.

Insomma, viene da riflettere su questa faccenda dei simboli: Mandela rappresenta ("rappresenta", non "rappresentava") la speranza del mondo, la certezza che esiste un sistema di valori davanti al quale tutta la dialettica o lo scetticismo dei quali sono capaci le persone devono arrendersi, e solo la stupidità persevera. Mandela è un simbolo per il futuro, la dimostrazione che l'essere umano in fondo ha qualcosa di positivo da offrire al pianeta, una storia sulla quale riflettere e sulla quale far riflettere le prossime generazioni, quando ricapiterà - perchè ricapiterà - che qualcuno provi a sottomettere qualcun altro.

Anche noi italiani abbiamo i simboli che ci meritiamo, a pensarci bene: Silvio Berlusconi, che come Mandela sostiene di lottare per la libertà...e per decenza non aggiungo altro; Beppe Grillo, che nell'infinita smania di cavalcare l'onda della protesta probabilmente non capirà mai cosa fare una volta che l'onda sarà giunta a riva; la Terra dei Fuochi, simbolo di una Nazione che avvelena sé stessa e se ne fotte finchè - per colpa di quei veleni - non inizia a morire; i sindaci anti-mafia che vengono arrestati per mafia; i politici senza vergogna che commettono ogni sorta di nefandezze e non solo restano ai propri posti, ma ottengono addirittura nuove poltrone; gli imprenditori disonesti che passano da un fallimento all'altro e riescono ad arricchirsi, mentre i poveri diavoli non arrivano a fine mese...e potrei proseguire, se non avessi il voltastomaco.

Ieri in Sudafrica moriva un simbolo, qui in Italia sono vent'anni che muore il futuro e noi ce ne fottiamo allegramente.

Simbolo della speranza del mondo.

24.11.13

I nuovi idoli dei giovani d'oggi

Nell'attuale contingenza politica, economica, e sociale mi giungono gli scandalizzati lamenti di bigotti che si stupiscono e s'infervorano pensando a quali siano i nuovi idoli dei giovani d'oggi, troppo spesso pizzicati da telecamere indiscrete nell'atto di osannare personaggi della più svariata natura, incuranti delle implicazioni morali che un sostegno di tale fatta possa implicare.

Codesti bigotti probabilmente non rammentano come, sin dall'alba dei tempi, i modelli e gli idoli delle nuove generazioni nella stragrande maggioranza dei casi mai siano coincisi con i modelli e gli idoli delle generazioni precedenti: la storia, infatti, propone in continuazione nuovi soggetti che si rivelano in grado di attrarre il plauso della gente semplicemente perchè in grado di comprendere e veicolare prima di chiunque altro i nuovi valori dominanti del periodo storico che li vede sorgere, vivere e poi inevitabilmente tramontare.

In Italia in particolare, culla dell'umanesimo e del rinascimento, patria delle arti e motore della cultura europea e mondiale, l'afflato dialettico che storicamente muove il processo di creazione, stabilizzazione, verifica, confronto, sintesi ed antitesi di un nuovo sistema di valori è da sempre avvertito come conflittuale, allorquando il momento storico favorisca anzichè attutire il confronto tra le diverse generazioni. E' proprio nel nostro Paese che si va a dormire la sera da progressisti, per magari risvegliarsi la mattina successiva da bigotti.

Nell'attuale contingenza politica, economica, e sociale non posso però fare a meno di elaborare una riflessione che rende - di fatto - completamente sterili gli scandalizzati lamenti dei bigotti schierati contro i giovani, la cui unica colpa sembra essere quella di non saper discernere tra un modello di comportamento valido ed un  modello di comportamento nocivo: se io fossi un giovane nel pieno della mia esplosione ormonale, infatti, un settantenne che per svagarsi lecca la figa ad una tipa mentre un'altra gli fa un pompino sarebbe il mio idolo indiscusso. Bella lì, nonno!

Son solo bigotti che non capiscono i giovani!

27.10.13

L'inconfutabile Zuzzurro

I ragionamenti assurdi e contemporaneamente...inconfutabili del mitico commissario Zuzzurro sono uno dei ricordi più divertenti della mia infanzia. Insieme ai suoi capelli. Ed alla voce. Ma anche allo sguardo allucinato. Però soprattutto i ragionamenti: ti portava dove voleva lui, impossibile prenderlo in castagna.

Quando insieme a Gaspare / Nino Formicola compariva sul palco del Drive In (perchè sarò anche diversamente giovane, ma i miei ricordi non vanno oltre) sapevo già che mi sarei divertito, ed è una sensazione che ora come ora non mi riesce di associare ad altri personaggi del mondo dello spettacolo, perchè anche quelli che mi pareva fossero sulla buona strada prima o poi hanno finito per lasciarmi sempre un pizzico di amaro in bocca.

Gaspare e Zuzzurro no. Zuzzurro e Gaspare, che "da adesso non ci sono più. Punto", erano inconfutabilmente divertenti, come è divertente partire da un palo per arrivare ad una frasca facendoti credere per un secondo che tutto vada bene, che il ragionamento fili, che la brioche davvero ci sia e che quel mondo assurdo nel quale era possibile passare dal palo alla frasca esisteva davvero. Andrea Brambilla in arte Zuzzurro, nato a Varese il 21 agosto 1946 e morto a Milano il 24 ottobre 2013, che ha lottato fino all'ultimo contro il male che se l'è portato via, inconfutabilmente indimenticabile.

Inconfutabilmente indimenticabile.

12.10.13

L'Inferno: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo

Erich Priebke, l'ex capitano delle SS condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine (335 civili e militari italiani fucilati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per un attacco partigiano) è morto a Roma all'età di 100 anni. Fino all'ultimo momento ha negato la realtà storica dell'olocausto e si è dichiarato orgogliosamente fedele nei confronti del suo passato. Il suo avvocato ha dichiarato che "la dignità con cui ha sopportato la sua persecuzione ne fanno un esempio di coraggio, coerenza e lealta".

In effetti ci vuole un coraggio enorme a sostenere che l'olocausto sarebbe stato esclusivamente una montatura storica, una falsità, una cosa che non è mai esistita. Ecco, secondo taluni anche l'Inferno non esiste, ma a volte proprio a proposito dell'Inferno mi viene da pensare che - come diceva la celebre pubblicità - se (davvero) non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Olocausto.

5.10.13

Berlusconi era un isotopo instabile?

Dopo una lunga agonia (la nostra), ieri la giunta delle elezioni e delle immunità del Senato ha votato la decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore. Dunque, adesso che è decaduto, potremo finalmente dirlo: Berlusconi era un isotopo instabile?

Insomma: è decaduto, ma resta sempre pericoloso.

6.8.13

Il vero problema dell'Italia sono gli italiani



Già l'esercito di Silvio non era messo bene. Ma andando ad ascoltare le persone intervenute a quella grande colazione al sacco trasformatasi l'altro giorno in comizio abusivo si comprende che, dalle parti di Silvio Berlusconi, andrebbe migliorato qualcosina circa l'indottrinamento di comparse e figuranti.

C'è chi dice che "5 persone hanno deciso per mezza Italia: ma che persone sono?", dimostrando non solo scarsa familiarità con la matematica (...mezza Italia?!), ma anche di non avere mai sentito parlare dei magistrati e del ruolo che ricoprono.

Qualcun altro, alla domanda se sapesse per quale motivo il suo amato leader fosse stato condannato, si impap...im...impappina e riesce solo a dire che "Berlusconi è stato condannato per...per coso fiscale. Che ha fatto fatture false". La maggior parte degli intervenuti ammette candidamente di non sapere per quale reato sia stato condannato, ma di sapere che è innocente: "Qualunque sia il reato penso proprio che sia innocente". Qualunque sia il reato? Da brividi.

C'è poi l'immancabile secchione che coglie tutte le occasioni per dimostrare di avere imparato bene la lezione: "E' stato condannato perchè sono tutti processi inventati dalla magistratura e dalla sinistra", ma il commento più agghiaggiante ed offensivo arriva da una anziana che afferma che "Anche se ha fatto qualcosa di illecito, tutti lo fanno". Non credo sia necessario aggiungere molto altro alla gravissima affermazione di questa signora.

Il vero problema dell'Italia non è però Silvio Berlusconi, sono gli italiani. Quegli italiani che, da 19 anni, hanno scelto di non ragionare con la propria testa e di farsi guidare come un gregge di pecore da qualcuno che pensi e decida per loro. Quegli italiani che, in cambio di un pasto al sacco, salgono su un pullman e vanno a supportare qualcuno che qualcun altro ha detto loro di supportare. Quegli italiani che, nonostante tutto, continuano ad aprire la bocca senza collegare il cervello, e lo difendono senza saper motivare la loro scelta.

E poi ci sono gli interessati, i calcolatori, quelli che il cervello l'hanno collegato fin troppo bene. Quelli che hanno capito subito come girava il fumo da quelle parti, ma per convenienza personale hanno deciso di schierarsi dalla parte di Berlusconi: che si tratti di vile denaro, di figa o di precisa scelta politica poco importa. Mi ci metto di mezzo anche io, che pur non avendolo mai votato lo difendevo, ritenendo il governo di centro-destra la migliore delle alternative, mentre oggi so che nessuno mi rappresenta.

Per fortuna solo i cretini non cambiano mai idea. Ma sono la minoranza.

2.8.13

Esercito di Silvio o Armata Brancaleone???


L'Esercito di Silvio, radunato nei pressi di Palazzo Grazioli, a causa di un drammatico ed inspiegabile errore di trasmissione delle notizie esulta in diretta alla lettura della sentenza della cassazione circa il processo sui diritti televisivi, processo che vedeva tra gli imputati il loro idolo Silvio Berlusconi. Pregasi notare il precipitare degli eventi quando, agli indefessi militanti, inizia ad esser chiara la tristA verità: Silvio loro è stato condannato, forse non è il caso di stappare la bottiglia.

Nella estrema drammaticità della vicenda - politica, umana e personale - una semplice domanda si insinua nel mio animo: Esercito di Silvio...o Armata Brancaleone???

Berlusconi, la condanna e il delirio

Dopo che un intero Paese si era fermato in attesa di conoscere il destino di un solo uomo, destino che a sua volta avrebbe determinato - incredibile - quello dell'intero Paese, ieri la cassazione ha emesso il suo verdetto: Silvio Berlusconi condannato per frode fiscale a quattro anni di reclusione, dei quali tre coperti da indulto ed il quarto da scontarsi agli arresti domiciliari o con l'affidamento ai servizi sociali. Fin qui la condanna. Poi c'è il delirio.

Il delirio di un Senato che sarà chiamato a decidere sulla decandenza di un condannato alla carica di Senatore della Repubblica, come se ci fossero dubbi sull'opportunità che un condannato sieda nell'aula del Senato della Repubblica, come se bastasse blaterare di "sentenza politica" per cancellare la realtà dei fatti.

Il delirio di un Silvio Berlusconi che reagisce alla condanna con un video-messaggio / omelia alla Nazione, nel quale si chiede se sia questo il modo in cui l'Italia ringrazi vent'anni d'impegno per la Cosa Pubblica (...), ed in generale i suoi cittadini migliori (...). No, a naso credo che questo sia il modo in cui la Legge italiana punisce i colpevoli di frode fiscale, ma capisco che l'unica strategia di marketing perseguibile in tale frangente sia il rigiro della frittata.

Il delirio di un Silvio Berlusconi che annuncia la riesumazione di Forza Italia, e di conseguenza la fine dell'esperienza polita del Popolo della Libertà, con buona pace di tutti quei dirigenti di Alleanza Nazionale che dal 1995 al 2009 demolirono quel che restava della destra italiana per restare, alla fine dei giochi, con un pugno di mosche.

Il delirio di 10.000.000 di italiani che su un giornale vengono fatti passare per evasori fiscali e non battono ciglio, e continuano a credere alle favole: Ruby la nipote di Mubarak, le cene e le feste galanti, l'inesistenza delle leggi ad personam, il pericolo di consegnare l'Italia alla sinistra, i quattro milioni di posti di lavoro, le pensioni minime alzate ad un milione di lire, l'abbattimento della pressione fiscale, i processi politici, le sentenze politiche, le toghe rosse, il contratto con gli italiani...

Ma soprattutto il delirio di una classe politica intera, che prima non è stata in grado di formulare una legge sul conflitto d'interessi e poi non è stata capace di cambiare una legge elettorale perniciosa, una classe politica che non è stata in grado di formare un governo saldo ma anzi si è vista costretta a calare le braghe nel nome delle "larghe intese", ed ora si trova in bilico sul baratro di ripicche, capricci e vendette che - ne sono certo - non tarderà ad aprirsi.

Il delirio dei pochi, la condanna dell'Italia.

Pregiudicato. Punto.

1.8.13

Succede in Russia: attenzione al sito Bluaziende.com

Mi è capitata una disavventura abbastanza singolare (ma anche no, chissà): tre anni fa apro una linea telefonica domestica, ed inizio a ricevere telefonate di sconosciuti che chiedono di parlare...con la titolare del bar. Ci metto poco a scoprire che Telecom (bontà sua...) mi ha assegnato un numero di telefono che in precedenza era assegnato proprio a quel bar, e che in rete ci sono decine di siti commerciali che riportano i dati di quel bar, insieme a quello che nel frattempo è diventato il mio numero di telefono.

Inizio allora a scrivere una bella email a tutti questi sitarelli (tranne ad uno che non riporta alcuna informazione di contatto, per la serie: "facciamo le cose seriamente, le aziende credono in noi"); uno dopo l'altro iniziano a rispondermi, sperticandosi in mille scuse ed assicurandomi di aver eliminato l'informazione incriminata e inventandosi una marea di balle per giustificare la presenza sui loro siti del numero di telefono di un utente privato che nemmeno compare sull'elenco telefonico. Intervengono a correggere tutti tranne uno: BluAziende.com, dalla Russia con arroganza.

La loro prima risposta mi fa capire che sarà una dura lotta: mi specificano infatti che, per togliere il vecchio numero di telefono dalla pagina dell'azienda, devo comunicare loro il nuovo numero di telefono. Giusto per chiarire fin dall'inizio come si lavora in Russia: le email non si leggono neanche. Riscrivo, specificando per la seconda volta di non essere il titolare dell'azienda incriminata, e che dal mio punto di vista l'unico problema è l'eliminazione del mio numero di telefono dal loro sito, perchè sono un utente privato che non compare nemmeno sull'elenco telefonico e sono stanco di essere disturbato da persone che cercano di mettersi in contatto con un bar che nella migliore delle ipotesi ha semplicemente cambiato numero di telefono, e nella peggiore ha chiuso i battenti.

A quel punto il pregiatissimo servizio assistenza del sito BluAziende.com smette semplicemente di rispondermi. A distanza di 10 giorni inizio la guerra: invio loro venti (20) email una dietro l'altra, tutte con il medesimo messaggio, "cancellate il mio numero di telefono dal vostro sito". Ed ecco che il servizio di assistenza di questo sito russo decide di cambiare strategia, nei confronti dell'italiano rompiscatole, passando dall'ignorarlo al prenderlo per i fondelli. Rispondono infatti a tutte le mie venti email con un bel copia & incolla, sostenendo di essere al lavoro per soddisfare la mia richiesta. Senza firmarsi.

La presa in giro da parte del servizio di assistenza del sito russo BluAziende.com nei miei confronti prosegue: il misterioso individuo (che continua a non firmarsi, tanto chissenefrega dell'italiano rompiscatole) mi chiede se io non abbia niente di meglio da fare, piuttosto di scrivere loro tutte quelle email, ed al mio proposito di fare loro una marea di pubblicità negativa risponde con fare sprezzante di fare loro tutta la pubblicità che posso, visto che ne hanno bisogno. E di girare loro il nuovo numero di telefono, se proprio voglio che il mio venga eliminato dal loro sito. Agghiacciante, lor signori.

Da questa vicenda è possibile trarre alcune conclusioni: primo, il numero di telefono di un privato cittadino italiano che non compare nemmeno sull'elenco telefonico è pubblicato su un sito russo che si fa beffe della privacy, e che si diverte a prendere in giro con arroganza il suddetto cittadino italiano. Secondo, se il bar che ai tempi possedeva il mio numero di telefono fosse ancora aperto, sappia che ai titolari del sito BluAziende.com, sito che in teoria dovrebbe facilitare il contatto tra cliente ed azienda, non gliene frega niente di continuare a fargli perdere decine di clienti, che infatti continuano a chiamare me invece che il bar. Terzo, se tu che mi stai leggendo hai un'attività commerciale, fossi in te farei un giro su quel sito e verificherei di non comparire nel loro prezioso database: chi va con lo zoppo...

Semplice e diretto, come prendere in giro un utente italiano.

13.7.13

Royal Baby, l'Inghilterrra come l'Italia

Povero. O povera, insomma. Non è ancora nato (o nata), e già è circondato (o circondata) da figuri che nell'attesa della sua venuta si conciano come il due di picche o si lanciano in scommesse totalmente fuori di testa a proposito di questo e di quello. E un Paese intero è pronto a fermarsi per il Royal Baby, il primogenito del principe William e di Kate Middleton.

Se ci pensate, anche in Italia abbiamo il nostro bel Royal Baby. Leggermente attempato, ma a ben guardare anche lui in attesa di un evento che potrebbe sancirne non la nascita, ma la morte politica; anche lui ha intorno una quantità di gente che si concia come il due di picche; anche sul suo futuro è un fiorire di scommesse su chi cadrà e su chi resterà in piedi se succederà questo o quello. Infine, anche se per lui non si è (ancora) fermato un Paese intero, quantomeno solo per lui si sono sospesi i lavori al Senato.

Dura la vita dei Royal Baby, vero?

Se fosse femmina chiamatela Scozia, se fosse maschio Galles. In italiano funziona...

8.7.13

Papa Francesco e i suggerimenti per la regia

Ho un piccolo suggerimento per le tivvù che si trovino a documentare le uscite pubbliche di Papa Francesco, ed in particolare per i registi delle trasmissioni: quando Bergoglio parla, non inquadrate lui e nemmeno la folla osannante, tanto sappiamo benissimo che il Papa ha un volto sorridente e che chi accorre ad ascoltarlo viene rapito dalle sue parole.

No, quando Papa Francesco dice cose come "a me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: non si può", o cose come "quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore", o cose come "noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore", o ancora cose come "una Chiesa ricca non ha vita. San Pietro non aveva un conto in banca", una regia televisiva sapiente dovrebbe immediatamente inquadrate gli alti papaveri del Vaticano.

Inquadrateli ad uno ad uno e lasciateci fare il giochino di riconoscere non tanto le espressioni di approvazione (che non ho dubbi siano numerose), quanto i sorrisi a denti stretti, il disagio malcelato, la sorpresa che esplode all'improvviso, il sacro terrore di chi teme di perdere i propri privilegi e che senza volerlo dichiara al mondo la propria inadeguatezza a rivestire una carica all'interno della Chiesa che vorrebbe Papa Francesco...della Chiesa che occorre alla Chiesa per sopravvivere nel mondo moderno.

Perchè diciamocelo: non è certo con le messe cantate accompagnate dalla chitarra (una cosa che, pur avendola vista solo in televisione, ovviamente per sbaglio, a me ha sempre dato l'orticaria) che si riportano i giovani in chiesa. I giovani si attirano con l'esempio dato camminando sulla stessa strada della gente comune, ed è quello che pare aver sempre saputo questo Papa che - pensa te - sta simpatico anche a chi non crede.

Le canta e li suona.
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