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5.3.10

Ogni fine è un nuovo inizio

Chi si ferma è perduto, si dice.
Aggiungo che, quantomeno, chi si ferma...procede molto ma molto lentamente.

Per questo motivo ho sempre guardato ad ogni fermata, ad ogni cosa che finisce, come ad un nuovo inizio: la costante, amici, quella cosa che ci fa andare avanti anche quando un capitolo della propria vita si chiude, siamo proprio noi stessi.

Noi stessi, con la forza di guardare indietro, e di ridere.

Noi stessi, con la felicità di guardarci allo specchio con orgoglio.

Noi stessi, con la certezza di guardare avanti e vedere molto ma molto lontano.

4.3.10

Le cose cambiano, o...?

Ormai ho una certà età ed ho fatto le mie brave esperienze, però ancora finisco per sorprendermi quando mi scopro depresso perchè, a questo mondo, le cose cambiano. Le situazioni si evolvono, non sempre come noi vorremmo: lo sanno tutti, lo so anche io ma quando mi capita - diamine - resto sempre spiazzato. Le cose, però, cambiano.

Nonostante l'impegno che tu ci possa mettere, o forse anche a causa di questo impegno, a volte ti accorgi di essere arrivato ad un punto tale che un cambiamento si rende necessario. Ce ne restiamo appesi così, di fronte alla lenta evoluzione dei giorni, ammiranti e sbuffanti di fronte al rapido alternarsi delle stagioni; e sbuffiamo e sbuffiamo, poi arriva la scintilla, quel flash che ti apre gli occhi e ti fa capire che il mondo è girato, e continua a girare ma dal verso sbagliato...e con te sopra!

A quel punto ci svegliamo.
Di colpo.
La questione non è prendere o perdere questo o quel treno, la questione è che sul treno tu ci stai già sopra e a volte ti rendi conto che l'unica cosa da fare prima dello schianto è scendere...magari al volo, magari facendoti o facendo del male, ma diomio scendere, con quella sensazione di libertà ed autodeterminazione, senza più la necessità di litigare con il controllore, o di guardare disperati fuori dal finestrino, o di mangiare rabbia e olive, o di chiudere gli occhi per non vedere quello che, tanto, sai benissimo che c'è e sempre ci sarà.

Perchè è vero che le cose cambiano, ma lo fanno piano piano e il trucco è sempre accorgersene per tempo, e dovessi piangere mille lacrime sono stato e sarò sempre io a cambiarle a modo mio, prima che le bastarde cambino del tutto...a modo loro.

A testa alta.

26.12.09

Il Natale Silenzioso

Certi Natali sono talmente silenziosi che meritano di passare oltre senza essere onorati come ci si aspetterebbe.

All'inizio fingi, fai come se niente fosse e continui a festeggiare, festeggiare, festeggiare...poi quel boccone di panettone ti va di traverso, ti accorgi finalmente di quanto amaro sia. E arrivano i Natali falsi, i Natali bugiardi, i Natali delle maschere e dei teatri.

Alla fine arrivano i Natali silenziosi, ed è come se fosse una liberazione.

20.1.09

Quanto è difficile morire

C'è un uomo che vedevo spesso andare su e giù, su e giù per i corridoi di un ricovero per anziani che mi capita di frequentare di tanto in tanto; quest'uomo, uno dei degenti, camminava (fin quando le gambe glielo permettevano) rasente ai muri, lento-lento, con una mano a sfiorare il corrimano e l'altra a solcare l'aria.
Ogni tanto capitava che i nostri sguardi si incrociassero, ma dalla sua bocca perennemente aperta non è mai uscita risposta ai miei sommessi "salve".

E' successo che improvvisamente non l'ho più visto.
Vengo a sapere, confusamente, che alla fine di un pasto l'uomo aveva avuto da ridire con un altro ricoverato...non ho mai capito bene, dai racconti, cosa sia effettivamente successo: sta di fatto che l'uomo era caduto e, da quel giorno, era dovuto restare bloccato nel suo letto. Camminando rasente al muro, su e giù per il corridoio, alla fine mi riesce di scorgerlo: la sua è una delle ultime camere, e il suo letto è vicino alla porta.

Alcuni giorni mi fissava, mentre passavo; altri dormiva e stavolta era il mio sguardo (e non il mio saluto) a non essere ricambiato.
"Sta dimagrendo", ho pensato col passare del tempo.
Da qualche giorno gli hanno messo una maschera ad ossigeno, evidentemente le sue condizioni stanno peggiorando...un buon modo per dire che sta morendo, ho pensato. Oggi ho avuto la conferma.

Due infermiere escono dalla camera adiacente, cariche di pannoloni carichi di merda e di lenzuola impregnate di quella nutrizione al profumo di vaniglia che appiccica più di qualsiasi altra cosa che io abbia mai avuto modo di maneggiare.
Le due donne passano di fronte alla camera dell'anziano, e si fermano a guardarlo.
"Nessuno che venga a trovarlo", dice una.
"E' solo, sempre solo. Anche adesso", aggiunge l'altra.
"...quanto è difficile morire", sospira la prima scuotendo la testa.

Ora non è mia intenzione sparare cazzate sul fatto che a volte, invece, non ci rendiamo conto di quanto sia facile morire: pensiamo ad un incidente in auto, ad un bel colpetto, a qualsiasi cosa che ci tolga dalle palle degli altri in un attimo...e via.
Volevo solo riflettere sul lavoro di queste persone, di queste infermiere, che giorno dopo giorno dopo giorno camminano avanti e indietro per i corridoi di questa e di tante altre strutture simili nelle quali vanno a morire tante persone.

Infermiere che lavano il culo dei nostri anziani, e che loro malgrado troppo spesso lavano anche le coscienze di alcuni di noi.
Che i nostri anziani li mandiamo a morire nelle loro mani, e li dimentichiamo fino al giorno dei funerali.

24.12.08

Buon Natale a chi se lo merita

Quando arrivano le feste è sempre la stessa storia: fai gli auguri ad amici, parenti, conoscenti, sconosciuti...insomma fai gli auguri a tutti indistintamente.
Quest'anno però voglio fare diversamente, voglio fare gli auguri solo a chi se lo merita davvero.

Auguri di Buon Natale a chi parte per la settimana bianca, e abbandona gli anziani in un ospedale.

Auguri di Buon Natale a chi, tra 6 giorni, perderà un occhio, qualche dito della mano o addirittura la vita per giocare con bombe a mano che qualcuno si ostina a spacciare per "fuochi artificiali": godetevi questi giorni di gioia, potrebbero essere gli ultimi! ;)

Auguri di Buon Natale a tutti quei medici e quei chirurghi che durante quest'anno hanno ammazzato, storpiato, rovinato uno o più pazienti. Dormite sereni.

Auguri di Buon Natale a chi, dopo aver festeggiato con alcoolici di vario tipo e gradazione, salirà in automobile e andrà sulle strade ad ammazzare qualche innocente.

Auguri di Buon Natale a chi andrà alla Messa di mezzanotte solo per far presenza.

Auguri di Buon Natale soprattutto a quei giudici che non hanno dato l'ergastolo ad un assassino, perchè la vittima...si è difesa con forza. Auguri, davvero.

13.12.08

Lo scafandro e la farfalla - J.D. Bauby

Jean-Dominique Bauby
Lo scafandro e la farfalla

Un libro unico, l'ho letto d'un fiato.
Lo rileggerò, un giorno.

Lo rileggerò semmai dovessi avere qualcosa che mi farà soffrire, e semmai dovessi convincermi che non ci sia dolore peggiore del mio.

Lo rileggerò per ricordarmi di quando sia normale il dolore, qualsiasi dolore, e di quanto invece possano essere straordinarie le persone.

9.10.08

Meglio ricordare un morto che dimenticare un vivo

Mi son trovato a passare da un ricovero per anziani.
E' una struttura per lunghe degenze, nella quale gli anziani vengono accuditi e sollecitati (per quanto possibile) a restare attivi sia nel fisico che nella mente; ci sono situazioni di tutti i tipi: si va dalle persone totalmente autosufficienti, che passeggiano tranquillamente per i corridoi della struttura, ai pazienti invalidi al 100%, che hanno bisogno di altre persone per muoversi e di una macchina per alimentarsi.

Passeggiavo anche io per uno di quei corridoi.
Tra il chiacchiericcio delle infermiere, all'improvviso ecco la voce di una donna. Ci metto alcuni istanti a capire da dove proviene: c'è un'anziana ferma su una sedia a rotelle, con la faccia rivolta al muro. Mi da le spalle. Non posso vedere bene, ma dalla posizione della testa direi che sta guardando a terra.

La sua è una litania lamentosa continua. Inizia chiamando quello che capisco essere il nipote, e chiedendogli di dire al nonno che lei è qui, e di venire subito: e lo chiama, questo nipote che non c'è, una due tre volte.
E poi ancora, e ancora. E ancora. E poco importa che non ci sia nessun nipote, lì vicino a lei, o che il nonno che lei invoca sia, probabilmente, morto da anni.

Qualche istante di silenzio.
Come un'esplosione, la donna inizia a chiamare a gran voce il nome di due, tre, quattro, cinque persone; un'elenco di nipoti che lei ripete instancabile per svariati minuti. Io resto immobile, quasi paralizzato, e mi guardo in giro come se da qualche angolo buio dovessero improvvisamente saltar fuori tutte queste misteriose persone che l'anziana sta chiamando. Ma non arriva nessuno.
Non c'è nessuno. Lei è sola, nel suo delirare.

Ancora silenzio, e poi il delirio lascia il posto ad un breve momento di lucidità.
Un momento di lucidità che per me è una coltellata, non oso immaginare cosa sia per lei: in un sospiro, la donna dice che ha tanti nipoti, ma che nessuno di loro è capace di venire a trovarla. Sta parlando da sola, è una triste constatazione che fa a sé stessa, perchè semplicemente non c'è nessun altro essere umano a cui fare questa rivelazione.

Mi allontano, e sto quasi piangendo.
Mi muovo come al rallentatore in questo ricovero per anziani, in questa struttura protetta dove dal buio di ogni stanza (sono le 19:00, ed è per tutti ora di dormire) arrivano lamenti indescrivibili, respiri affannosi e pesanti, silenzio che prende alla gola.
Sto quasi piangendo, ma non è solo commozione. E' paura.
Paura di fare anche io, un giorno, la loro stessa fine: parcheggiati in qualche posto, accuditi come piante e tagliati fuori dal mondo. Senza nessuno ad allacciare ancora una volta i fili di quella che un tempo doveva essere una vita normale.

No, non sia mai. E' un tempo che io non voglio vivere.
Mentre affretto il passo, per scappare da quel luogo e lasciarmi alle spalle i pensieri cattivi, penso che preferirei morire, piuttosto che subire un destino simile. E che dovrei lasciare scritte le mie volontà, da qualche parte e in qualche modo, per ricordare al destino e agli uomini, semmai se ne dovesse presentare la necessità, che vorrei che mi lasciassero morire, piuttosto che trattenermi in un mondo fatto di silenzio, incapacità e solitudine. Lo vorrei per me, e per i parenti che lascerei.

Perchè è meglio ricordare un morto, che dimenticare un vivo.

7.10.08

Le persone vanno e vengono

Le persone vanno e vengono.
Ci inciampi, le trovi e le perdi.
Ne trovi di nuove.

E c'è una selezione naturale, della quale però avverti gli effetti solo dopo anni, quando ti guardi intorno e, tra tante facce nuove, vedi anche poche facce note, magari un po' invecchiate.

Ma sai quale è l'unica faccia nota che resta, al 100%, dopo anni e anni?
L'unica sicura?
L'unica che non perdi mai di vista?

La tua.

L'unica che non devi mai e poi mai perdere, anche a costo di fare scelte difficili.
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